VINCENZO ANTONIO PETRALI (1830-1889)

«IL PRINCIPE DEGLI ORGANISTI»*





Con questo epiteto, «Il principe degli organisti italiani» o con quest'altro, «Il più grande degli organisti italiani», il famoso critico musicale e compositore Filippo Filippi (1830-1887) era solito definire, senza mai essere smentito, il Nostro. Figlio d'arte - il padre Giuliano fu organista e maestro di cappella del Duomo di Crema - Vincenzo Antonio Petrali nacque a Crema il 22 gennaio 1830. Egli ricevette i primi rudimenti musicali dal padre e fu poi affidato alla sapiente guida di un altro grande musicista cremasco, Stefano Pavesi (1779-1850), che guidò il giovane Vincenzo attraverso il rigore e la disciplina del contrappunto e della composizione musicale. Successivamente entrò al Regio Conservatorio di Milano, dove poté perfezionarsi con Antonio Angeleri (1801-1880), docente di pianoforte dal 1826 al 1871, ed affinare le proprie cognizioni nell'arte della composizione con Placido Mandanici (1798-1852). Petrali possedeva straordinarie doti musicali, tanto da poter passare con disinvoltura dal violino al violoncello, al contrabbasso, e conseguentemente poter accettare scritture teatrali per suonare in orchestra ciascuno di questi strumenti (anche l'assidua frequentazione con l'illustre cugino Giovanni Bottesini, più vecchio di lui di 9 anni, dovette contribuire non di poco alla formazione del giovane musicista). Non solo, riscosse ben presto successi sia come compositore, direttore di coro, orchestra e banda; ma il campo in cui eccelse sopra tutti fu quello dell'improvvisazione organistica. Persino un affermato ed acclamato compositore come il cremonese Ruggero Manna (1808-1864) rimase davvero impressionato dalle improvvisazioni che il diciannovenne Vincenzo produsse all'organo della Cattedrale di Cremona in occasione del concorso di organista titolare della Cattedrale; concorso che il Nostro stravinse. Anche il celebre operista napoletano Saverio Mercadante (1795-1870) rimase sbalordito dall'estro improvvisativo del giovane Petrali, tanto da esclamare, senza averlo conosciuto prima: «quel demonio che suonava l'organo [della Cattedrale di Napoli] non poteva che essere il Petrali!».

Ma, nel panorama musicale italiano d'allora, dominato dalla musica di grandi operisti del calibro di Rossini, Donizetti, Bellini e Verdi, per poter farsi notare bisognava cimentarsi nel genere melodrammatico. Così che il Nostro, poco più che ventenne, compose il suo primo melodramma Manfredi di Napoli, scritto per il Teatro Santa Radegonda in Milano. La censura austriaca proibì l'opera, il cui libretto era stato ricavato dall'omonimo romanzo del «mazziniano» Francesco Domenico Guerrazzi (1804-1873), e «in un momento di sdegno del Maestro» lo spartito finì sul fuoco. Il successo arrivò con la sua seconda opera Giorgio di Bary, che andò in scena al Teatro Sociale di Bergamo durante il carnevale 1853-1854 (più precisamente la sera del 10 febbraio 1854), poi crebbe di popolarità passando per Crema, Brescia ed in altri teatri italiani.

La musica di stampo paraoperistico trovava ampio spazio anche durante la celebrazione dei Sacri Riti - in chiesa - con le improvvisazioni organistiche del Nostro, le quali traevano linfa vitale dalle romanze o dai ballabili di un Verdi, piuttosto che di un Meyerbeer. La sua Messa per organo in Re maggiore costituisce un mirabile esempio di questo stile, in cui venivano sfruttate al massimo le potenzialità degli organi-banda, ricchi di molti registri da concerto ed effetti tipici dell'organico strumentale impiegato nella musica operistica di quel tempo.

La maggior parte della produzione organistica di Petrali, almeno sino agli anni '70-'80, si spinse in questa direzione. La tipologia di strumenti costruiti dalla ditta Serassi di Bergamo trovò in Petrali un sorprendente mezzo di diffusione e promozione, così come la sua arte improvvisativa trovò la via del successo nel modello di organo serassiano. Strumento in cui accanto al classico Ripieno trovavano posto numerosissimi strumenti da concerto, ad anima e ad ancia, nonché svariati effetti rumoristici e coloristici, come la Banda turca, il rollante, i timpani, i campanelli e le campane. Infatti, dal 1853 sino a circa il 1879, Vincenzo Petrali fu il collaudatore ufficiale dei celebri organari Serassi. Nel 1862 Giambattista Castelli, gerente responsabile della fabbrica dei Serassi, redasse le Norme generali sul modo di trattare l'Organo moderno ed il Petrali compose gli esempi in musica. Il trattato, adottato come manuale pratico per gli allievi di organo del Conservatorio di Milano, si chiude con la famosa Grande Suonata per Organo Istromentato (in realtà un primo tempo in forma-sonata), che compendia tutti i principi esposti durante l'opera.

Ma, il Petrali seppe perfettamente destreggiarsi anche con altri rinomati organari italiani, quali Luigi Lingiardi di Pavia (che non sopportava il mutevole carattere di Petrali), Pacifico Inzoli di Crema, e soprattutto Giacomo Locatelli, discepolo prediletto dei Serassi. Nel 1870 Giacomo Locatelli, seguito da autorevoli maestranze serassiane quali Luigi Parietti, Luigi Giudici e dall'ex-gerente Giambattista Castelli, si mise in proprio aprendo una fabbrica a suo nome a Bergamo. Petrali si rivelò deciso sostenitore dei Locatelli, tanto che tra il 1871 ed il 1888 collaudò ben 12 dei loro strumenti, ivi compreso il grande organo del Liceo Musicale Rossini di Pesaro, che il Nostro pure progettò.

Per l'Allegretto per clarinetto, le Sonate per organo (anch'esse in realtà primi tempi in forma-sonata) e la scultorea Messa per organo in Fa maggiore (composta per organo a due manuali con pedaliera di 27 note, in cui lo stile «legato» la fa da padrone), Petrali ebbe come modello compositori d'oltralpe classico-romantici, quali Beethoven e Mendelssohn. Ma, solo dopo il 1880, con la Sonata per organo pieno (in tre tempi ed edita a Casale Monferrato dallo Stabilimento Musicale Edoardo De Vasini), la Toccata in Mi maggiore e i Tre ricercari servibili per l'Elevazione (composti per "Arpa Sacra", un mensile di musica religiosa, fondato dal Petrali e da Giuseppe Arrigo nel 1886, pubblicato a Torino da Giudici e Strada), egli guardò in favore del movimento ceciliano. All'incirca nell'ultimo ventennio del XIX secolo si fece pressante il bisogno di una musica liturgica, non più di stampo romantico-melodrammatico, bensì d'autentica ispirazione sacra (canto gregoriano, polifonia classica). Incominciò ad attecchire in Italia la riforma ceciliana, che riformando la musica sacra riformò anche l'organo. Poco alla volta gli strumenti con registri spezzati, pedaliera corta, ed effetti bandistici (come quelli realizzati dai Serassi e dai Lingiardi e collaudati dal Petrali) vennero sostituiti da organi dotati di almeno due tastiere, di pedaliera completa e di registri interi.

Vincenzo Petrali seppe adattarsi ai tempi, tanto che nel 1884 formulò una serie di proposte con la speranza che venissero recepite da qualcuno capace di farle realizzare: «1) Che nei Conservatori si vogliano ammettere i giovinetti nella scuola d'organo come si fa negli altri strumenti; 2) Che si educhino seriamente nel pianoforte portandoli al massimo sviluppo delle mani; 3) Che sia obbligatorio lo studio dell'armonia, del contrappunto e della fuga; 4) Che si studi il canto fermo e la tonalità antica per sapere accompagnare convenevolmente le salmodie religiose; 5) Che si faccia sull'organo uno studio accuratissimo di digitazione pel passaggio delle dita su tutti i tasti, nonché di punta e tallone sui pedali lunghi come lo esige la nuova pedaliera [ovvero quella di 27 pedali]; 6) Che gli allievi si esercitino ad improvvisare in qualsiasi genere di musica onde sviluppare la fantasia e serbare le gloriose tradizioni della scuola italiana». Egli aprì la strada ai protagonisti ed artefici della riforma, in primis a Marco Enrico Bossi (1861-1925), il cui padre, Pietro, studiò a Crema col Petrali tra il 1847 ed il 1849.

Chi ebbe la fortuna di poterlo ascoltare dal vivo non ebbe paura di essere smentito nell'affermare che le composizioni di Petrali non sono paragonabili alle sue sbalorditive improvvisazioni. Persino M. Enrico Bossi, dopo aver collaudato nel 1905 l'organo Vegezzi-Bossi di Caravaggio, disse ad un amico: «Se fosse vivo il Petrali, lasceremmo suonare lui e sarebbe meglio».

Nonostante il Petrali compose quattro opere (delle quali solo una, Maria de' Griffi, ci è giunta integra), un oratorio (Debora), un Quartetto per archi e una Sonata per violino e pianoforte, e molta musica per coro e organo, egli sarà sempre ricordato come superbo improvvisatore. Antonio Carniti, che assistette a parecchie sue improvvisazioni, ne tracciò uno schema: «Iniziava i suoi improvvisi con un tema semplice, quasi insignificante, poi lo ripeteva passando in altre tonalità con modulazioni peregrine, indi lo svolgeva ora nei bassi, ora negli acuti, e poi usando del ripieno con maestria tutta propria, faceva perorazioni grandiose che entusiasmavano l'uditorio. Le notabilità artistiche restavano sorprese al vedere che, senza aver nulla scritto e nulla preparato potesse giungere a tali meravigliosi risultati; ed è per questa sua eccezionale valentia che egli prese parte a tutti i principali concerti ed ai più importanti collaudi d'organi d'Italia».

Poco meno che sessantenne Vincenzo Antonio Petrali morì a Bergamo il 24 novembre del 1889. Sulla sua luminosa scia trovarono posto celeberrimi virtuosi della tastiera, quali il sopra menzionato Marco Enrico Bossi (definito da Ettore Bontempelli «organista principe»), Ulisse Matthey (1876-1947) ed Arnaldo Bambini (1880-1953).


Michele Bosio


*Il presente saggio corredato da Cronologia, Bibliografia e Repertorio organistico è stato pubblicaato nella rivista «Arte Organaria Arte Organistica» (Edizioni Carrara, Bergamo).





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VINCENZO ANTONIO PETRALI (1830-1889)

«IL PRINCIPE DEGLI ORGANISTI»*


by Michele Bosio



Nobody ever proved him wrong, when the famous musical critic and composer Filippo Filippi (1830-1887) named Petrali «the prince of italian organists», or also «the greatest among italian organists». Vincenzo Antonio Petrali was born in Crema on the 22nd of January 1830. He followed family tradition as he learnt the rudiments from his father Giuliano, who was organist and maestro di cappella at the Duomo in Crema. Later on he became charge of Stefano Pavesi (1779-1850), other great musician from Crema, who guided him through the harsh disciplines of counterpoint and composition. Later on, he entered the Regio Conservatorio di Milano, where he received education from Antonio Angeleri (1801-1880), who was teaching piano there from 1826 to 1871, and also had occasion to refine his art of composition with Placido Mandanici (1798-1852). Petrali was so extremely talented that he could easily play violin, cello and contrabass, so he was able to be frequently engaged in an orchestra to play any of these instruments. His frequent meetings with his famous cousin Giovanni Bottesini, nine years older than him, also contributed significantly to the young musician’s education.

Although he was becoming very popular as a composer, and also as a conducter of choirs, orchestras and bands, he definitely was outstanding in organistic improvisation. Even the famous and renowned composer Ruggero Manna from Cremona (1808-1864) was amazed by nineteen-year-old Vincenzo improvising on the organ of the Cathedral of Cremona, during his performance at the competitive examination for the post of official organist, which he went on to win by outshining each and every opponent. Also the celebrated composer of operas Saverio Mercadante from Naples (1795-1870) was so profoundly astonished by his creative flair he once exclaimed, even without knowing him personally: «that wizard at play [on the organ of Naples Cathedral] can only be Petrali!».

Hence the scenery of his time was ruled by great composers such as Rossini, Donizetti, Bellini and Verdi, our composer necessarily needed to prove himself also as a melodramatic author. Therefore whilst only in his early twenties he composed his first melodrama Manfredi di Napoli, written for the Theatre Santa Radegonda in Milano. Austrian censorship banned this work, as its text had been drawn from the novel with the same name written by the "Mazzinian" Francesco Domenico Guerrazzi (1804-1873). «In a moment of indignation» the Master gave fire to the score.

Success came with his second work Giorgio di Bary, which was performed at the Teatro Sociale in Bergamo during carnival 1853-1854 (precisely in the night of the 10th of February 1854), and eventually became wider, reaching Crema, Brescia and other Italian theatres.

Para-operistic music found its natural environment during liturgical celebrations in church – along with Petrali's improvisation on the organ, which often owed more to Verdi's romanze and ballabili rather than being inspired, for example, by Meyerbeer. Petrali's Messa in D major for organ is a constituent example of this style, Most part of Petrali's organistic production, at least until years '70-'80, headed in this direction, making full use of the band organs' potentialities. These instruments had many concert registrations and effects typical of other instruments employed in operistic music at the time.

The Serassi company from Bergamo, that happened to be builders of this kind of instruments, found in Petrali an impressive medium for their diffusion and promotion, and Petrali's art of improvisation found way to success by using this model. The Serassi organs, with flue pipes or reed pipes, had a large number of concerto instrument effects (reed-instruments and strings), and had also further effects of sound and colour beyond the classical Ripieno effect, like the Banda Turca, side drums, timpani, chimes and bells. Vincenzo Petrali was actually official tester of these famous organs from 1853 to 1879.

In 1862 Giambattista Castelli, administrator of the company, drew up the Norme generali sul modo di trattare l'Organo moderno [General Rules for Modern Organ Treatment], and Petrali composed the music examples. The essay was adopted as a manual for organ students in the Milano Conservatoire and ends with the famous Grande Suonata per Organo Istromentato (first movement in sonata-forme), summarizing all principles exposed in the text.

Petrali dealt also with other Italian organ builders, such as Luigi Lingiardi from Pavia (who hardly stood Petrali's volatile character), Pacifico Inzoli from Crema, and above all Giacomo Locatelli, pupil of the Serassi family. In 1870 Giacomo Locatelli started his own company, building instruments with his name in Bergamo, eventually followed by Serassi's important workmen, such as Luigi Parietti, Luigi Giudici and the ex-administrator Giambattista Castelli. Petrali turned up to support the firm warmly, indeed he tested twelve of Locatelli's organs from 1872 to 1888, including the great organ for the Liceo Musicale Rossini in Pesaro (which he also designed).

Regarding the following works: Allegretto per clarinetto, Sonatas for organ (also here, first movement in sonata-forme) and the sculptural Messa for organ in F major (composed for two-manual organ with 27-note pedal keyboard, and dominated by a «legato» style), he probably modelled himself on early Romantic composers from Middle-Europe such as Beethoven or Mendelssohn.

It was only after 1889 that he started looking favourably at the Cecilian Movement, as we understand from the Sonata per organo (three movements, published in Casale Monferrato by the Stabilimento Musicale Edoardo De Vasini), the Toccata in E major and the Tre ricercari servibili per l'Elevazione (composed for "Arpa Sacra", a religious music periodical founded by Petrali and Giuseppe Arrigo in 1886, published in Torino by Giudici e Strada). A need for a new kind of liturgical music became urgent around the last two decades of the 19th century. This music was to be no longer of the romantic-melodramatic kind but rather of authentic and sacred inspiration (Gregorian chant, classical poliphony). The Cecilian Reformation was becoming radicated in Italy, renovating sacred music and therefore the organ too. Instruments with broken registration, short pedalboard, band effects (the organs just like those built by Serassi and Lingiardi and tested by Petrali) were replaced with organs with at least two keyboards, complete pedalboard and full organ registration.

Vincenzo Petrali knew how to fit in with his time, so well that in 1884 he formulated the following proposals, to whoever was willing to carry them out:


1) Youngsters should attend organ school in the same way as for other instruments; 2) Students should practise effectively on the piano in order to use hands at the top-level; 3) Harmony, counterpoint and fugue should be compulsory subjects; 4) Canto fermo and early tonality should be both studied in order to better accompany religious psalmodies; 5) The precise fingering, not forgetting the use of foot (heel and tip) on the long pedals, as required from the new pedal keyboard [with 27 pedals], should be studied carefully; 6) The art of improvisation should be practised in every kind of music in order to expand imagination and carry on the glorious tradition of Italian school.


He opened the way to the first reformers, in primis to Marco Enrico Bossi (1861-1925), whose father, Pietro, had studied in Crema with Petrali between 1847 and 1849. Amongst the luckiest people who had the chance to hear him play, all agreed in saying that Petrali's compositions couldn't be compared to his astounding improvisation. Even M. Enrico Bossi, after testing the Vegezzi-Bossi organ in Caravaggio, said to a friend: «If Petrali was alive, we would let him play and all this would be better».

Although Petrali composed four operas (only one source, Maria de' Griffi, is kept complete), an Oratorio (Debora), a Quartetto for strings and a Sonata for violin and piano, he will always be remembered as a superb improviser. Antonio Carniti, who attended several of his performances, once drew the pattern of the Master's improvisation: «He usually started his improvisation with a simple theme, almost insignificant, then he started repeating it, jumping on other tonalities with modulazioni peregrine, then he developed it, first in the low, then in the high range, and he made great performances delighting the audience and using ripieno with peculiar mastery. The most influent personalities of Art were highly impressed when they saw he had nothing written or prepared, yet he could make such a wonderful performance; and for this excellent quality he took part in all the main concerts and the testings of all major organs in Italy».

Vincenzo Antonio Petrali died just passed his fifties, on the 24th of November 1889. Many organ virtuosi followed his luminous trace, like Marco Enrico Bossi, mentioned above (defined by Ettore Bontempelli «organista principe»), Ulisse Matthey (1876-1947) and Arnaldo Bambini (1880-1953).


*["The prince of organists"]. The present paper, supplied with Chronology, Bibliography and Organ Repertoire is being published in Bergamo by Carrara on the magazine "Arte Organaria Arte Organistica".



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CRONOLOGIA


- 1830, il 22 gennaio nacque a Crema, da Giuliano (organista e maestro di cappella del Duomo di Crema) e da Ortensia Spinelli (sorella di Maria, madre di Giovanni Bottesini), Vincenzo Antonio Petrali. Nel 1815 il rinomato organaro bergamasco Giuseppe Serassi, nelle sue Lettere sugli organi, così si espresse a proposito di Giuliano Petrali: «giovane pieno d'armonia brillante, e di molta espressione nel sonare l'organo».

- 1839, il giovane Vincenzo fu impiegato come organista presso la chiesa dell'Ospedale e di San Benedetto a Crema.

- 1845, esecuzione, presso la chiesa cremasca di San Bernardino, di una sua Messa Solenne a grande orchestra.

- 1846, Vincenzo, nella duplice veste di violinista ed accompagnatore al pianoforte, si esibì al Teatro Tacon (L'Avana) con il cugino Giovanni Bottesini (1821-1889), contrabbassista e direttore d'orchestra, e Luigi Arditi (1822-1903), violinista e direttore d'orchestra.

- 1847, Concluse i propri studi musicali al Regio Conservatorio di Milano (pianoforte con Antonio Angeleri e composizione con Placido Mandanici).

- 1849-1853, Petrali fu prima organista e poi maestro di cappella della Cattedrale di Cremona. Risultò vincitore sopra 26 concorrenti, e prese servizio come organista il 5 agosto del 1849, ebbe così modo di suonare il grande organo costruito dagli organari varesini Maroni-Biroldi nel 1827. Il celeberrimo compositore Ruggero Manna (1808-1864), dal 1835 maestro di cappella della Cattedrale di Cremona, così si espresse a proposito del suo modo di suonare l'organo: «Fantasia vivace, possesso dell'istrumento, nettezza d'esecuzione, cognizioni estese dell'arte, stile elegante ed insieme castigato eseguendo tanto le suonate a temi proposti come quelle a libera volontà. Nessuno meglio di lui seppe svolgere i detti temi e far con ottimo effetto della pedaliera. Esperto accompagnatore, col servizio dei Vespri e delle Laudi, diede nuovamente prove della non comune perizia». Il 26 giugno del 1853 la Fabbriceria comunicava la rinuncia del Petrali al posto di organista della Cattedrale.

- 1852, Petrali compose la sua prima opera Manfredi di Napoli, scritta per il Teatro Santa Radegonda in Milano, ma fu proibita dalla censura.

- 1853, Petrali divenne il collaudatore ufficiale dei celebri organari Serassi, la cui fabbrica aveva sede a Bergamo, nel palazzo Stampa, ma solo nel 1868 si trasferì a Bergamo ed ivi rimase sino al 1882. Nel 1879 il Petrali dichiarò: «la rinomata Fabbrica Serassi sotto questo nome è estinta», anche se l'estinzione formale avvenne solo nel 1895. Egli seguì quindi Giacomo Locatelli, allievo dei Serassi, che nel 1870 si mise in proprio a Bergamo. Collaudò gli strumenti di Locatelli dal 1871 sino al 1888, ed in alcuni casi ne fu pure il progettista.

- 1853-1854, compose la sua seconda opera Giorgio di Bary, che andò in scena al Teatro Sociale di Bergamo.

- 1856-1859, fu maestro di cappella del Duomo di Brescia.

- 1857-1858, compose la sua terza opera Anna di Valenza, che fu scritta per incarico dell'Impresa Rovaglia del Teatro Carcano di Milano, ma non venne mai rappresentata.

- 1860-1872, fu maestro di cappella del Duomo di Crema e direttore della Banda cittadina.

- 1862, nell'Adunanza tenutasi il 5 maggio presso il Regio Conservatorio di Musica di Milano vennero adottate come manuale pratico per gli allievi di organo del Conservatorio le Norme generali sul modo di trattare l'Organo moderno di Giambattista Castelli (gerente responsabile della fabbrica dei Serassi di Bergamo) con gli esempi in musica di Vincenzo Antonio Petrali. Le Norme generali risultano complementari ai suoi 50 Studi per il Ripieno, 15 Studi per l'Organo semplice, 6 Studi per l'Organo con Eco.

- 1864, Petrali compose la sua quarta opera Maria de' Griffi, che andò in scena al Teatro Riccardi di Bergamo.

- 1869, il geniale organaro pavese Luigi Lingiardi, coadiuvato da Pacifico Inzoli di Crema, si dedicò ad un'importante ed impegnativa creazione (opera 159), l'organo-orchestra della Cattedrale di Crema. Lo strumento, dotato di una sola tastiera, era stato studiato per essere contenuto in uno spazio angusto, nonostante ciò ottenne lo stesso il Primo Premio all'Esposizione Agraria, Industriale ed Artistica che nel 1869 ebbe luogo proprio a Crema. In quest'opera il Lingiardi sperimentò pure un nuovo registro il corno di bassetto. Durante i giorni 25 e 29 settembre Vincenzo Petrali e Raimondo Boucheron (1800-1876) collaudarono con grande successo il pregevolissimo strumento.

- 1872-1882, fu prima organista e poi maestro dell'insigne Cappella di Santa Maria Maggiore a Bergamo. Gli succedette Amilcare Ponchielli (1834-1886) che fu maestro di cappella dal 1882 al 1886, il quale rimase fortemente impressionato dall'arte improvvisativa del Petrali organista, lo definì: «grande e potente».

- 1873, cominciò ad insegnare presso l'Istituto Musicale di Bergamo, ed in seguito ne divenne direttore.

- 1877, 10-14 ottobre, il Petali fu presente attivamente al IV Congresso Cattolico di Bergamo. Durante la funzione finale, in Duomo, accompagnò all'organo gli allievi della scuola Santa Cecilia diretta da Guerrino Amelli (1848-1933), fondatore della rivista «Musica Sacra» (Milano, 15 maggio 1877) e primo presidente della Generale Associazione Italiana di Santa Cecilia (Milano, 4 settembre 1880).

- 1879, 3 ottobre, Petrali inaugurò, con il concorso di Amilcare Ponchielli, Giovanni Consolini, Gaetano Zelioli e Giamabattista Castelli, il nuovo e gigantesco organo costruito da Pacifico Inzoli per Duomo di Cremona (divenuto famoso in tutt'Europa per la canna maggiore di facciata - Fa1 di 24 piedi, dell'altezza di 8,40 m, del diametro di 41 cm e del peso di 202 kg - la cui lastra fu realizzata eccezionalmente in un'unica fusione); il celeberrimo critico musicale Filippo Filippi (1830-1887) così ricorda le improvvisazioni del Petrali: «... due anni fa a Cremona, quando il Petrali fu invitato a suonare il grandioso, ottimo organo dell'Inzoli, sul quale il maestro cremasco ha potuto sfoggiare tutto il suo straordinario talento di fantasioso, e, quando vuole, anche severo improvvisatore... Tutti... ci siamo dimenticati completamente la santità del luogo ed abbiamo applaudito con frenesia, come fossimo in un teatro, illuminato a giorno e col sipario alzato... L'ho udito accusare da qualcuno di mancare di stile, accusa che non merita perché nei pezzi improvvisi di stile fugato è sempre serio, severo, severamente ordinato. Spesso cerca gli effetti teatrali, piazzosi, sbizzarrisce in digressioni inutili, casca in qualche puerilità; conviene però riflettere che suona per il pubblico, a cui gli intrecci fugati sono uggiosi e che [nelle inaugurazioni] egli ha l'obbligo di far sentire le qualità dell'organo, e se gli istrumenti sono bene imitati».

- 1880, 4-7 settembre, I Congresso di Musica Sacra di Milano, Il Petrali vi partecipò in qualità di componente della Commissione per la revisione dei progetti d'organo. In seguito, il 19 settembre, collaudò l'organo costruito da Giacomo Locatelli di Bergamo (successore dei Serassi) per la chiesa della Consolazione a Genova, progettato dietro i suggerimenti di Pier Costantino Remondini (1829-1893), vicepresidente della Generale Associazione Italiana di Santa Cecilia .

- 1882, 14 maggio, Petrali inaugurò l'«Organum Maximum» (opera 883) costruito da Casimiro Allieri e Ferdinando Serassi per la chiesa Madre ed Insigne Collegiata di San Giorgio a Ragusa Ibla. Lo strumento era dotato di tre tastiere di 61 note, una pedaliera di 18 pedali e 80 registri per un totale di 3386 canne.

- 1882-1889, il 26 ottobre 1882 fu nominato docente di organo, armonia, pianoforte, contrappunto, composizione e strumentazione per banda presso il neonato Liceo Musicale Rossini di Pesaro, chiamato, per chiara fama, dal direttore Carlo Pedrotti (1817-1893). In questo istituto fece costruire dal Locatelli, dietro proprio progetto, un nuovo organo a tre tastiere di 61 note, pedaliera di 27 pedali e 68 registri (in cui convivevano registri spezzati - 21 - accanto a registri interi - 47 -); che venne inaugurato il 28 luglio del 1885.

- 1883, Petrali sposò Carolina Cicognara.

- 1886, fondò insieme a Giuseppe Arrigo «Arpa Sacra», un mensile di musica religiosa pubblicato a Torino dagli editori Giudici e Strada.

- 1888, il Petrali si esibì sugli organi costruiti da Inzoli di Crema, Lingiardi di Pavia e Verati di Bologna per l'Esposizione Internazionale di Musica di Bologna, in quell'occasione della sua arte ebbe a dire Giovanni Tebaldini (1864-1952): «davvero felice ed impressionante, ma libera e poco castigata».

-1889, Vincenzo Antonio Petrali, dopo breve malattia di natura epatica, morì a Bergamo il 24 novembre.

-1891, maggio, venne commissionato al celebre pittore Cesare Tallone di dipingere un ritratto commemorativo del Petrali.

- 1899, 24 novembre, nel decimo anniversario della morte alla presenza degli alunni, dei professori della Scuola di Musica, nonché degli alunni dell'Accademia Carrara, venne inaugurata una lapide alla sua memoria sulla facciata della casa, in via Porta Dipinta n. 40 a Bergamo, dove Petrali abitò per quattordici anni. In quello stesso giorno venne pubblicata la biografia di Aristide Dragoni, Vincenzo Petrali, edita dall'Istituto di Arti Grafiche di Bergamo.

- 1913, 6 luglio, a Crema venne eretto un busto in memoria di Vincenzo Petrali, questo si trova, accanto al busto di Bottesini, sopra uno dei due pilastri dell'andito che conduce agli uffici del Municipio.



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BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO

- Giuseppe Serassi, Sugli organi lettere, Bergamo, Natali, 1816 (ristampa anastatica con una postilla e indici a cura di Oscar Mischiati, Bologna, Pàtron, 1973).

- Giambattista Castelli, Catalogo degli organi da chiesa costruiti a tutto l'anno 1858 dall'I. R. Fabbrica Nazionale Privilegiata dei Fratelli Serassi in Bergamo, Bergamo, Tipografia Natali, 1858, riedito in I Cataloghi originali degli organi Serassi, Ristampa anastatica con appendici, postilla e indici a cura di Oscar Mischiati, Bologna, Pàtron, 1975.

- Compendio cronologico dei collaudi e scritti vari editi ed inediti risguardanti le opere del fabbricante d'organi Pacifico Inzoli di Crema, Crema 1877, Parte I (ristampa anastatica con una premessa di Oscar Mischiati, Cremona, Turris, 1992).

- Compendio cronologico dei collaudi e scritti vari editi ed inediti risguardanti le opere del fabbricante d'organi Pacifico Inzoli di Crema, Crema 1880, Parte II.

- Necrologio in «Atti dell'Accademia dell'Istituto Musicale di Firenze», XXVIII (1890), pg. 22.

- Necrologio in «Musica Sacra» XIV (1890), pg. 25.

- Aristide Dragoni, Vincenzo Petrali, Bergamo, Istituto di Arti Grafiche, 1899.

- Vittorio Scotti, Vincenzo Petrali in «Cremona», II (1930), n. 6, pp. 351-354.

- Giulio Cesare Paribeni, Luigi Orsini, Ettore Bontempelli, M. E. Bossi il compositore-l’organista-l’uomo-l’organo in Italia, Milano, Erta,1934.

- Azio Samarani, Commemorazione di Vincenzo Petrali nel cinquantenario della morte, Crema, Tipografia La Moderna, 1940.

- Federico Mompellio, Marco Enrico Bossi, Milano, Hoepli,1952.

- Angelo Geddo, Bergamo e la musica, Bergamo, Stamperia Conti, 1958.

- Giulia Maria Zaffagnini, Regesto di scritti di interesse organistico e organario apparsi sulla “Gazzetta Musicale di Milano” (1842 - 1902) in «L'Organo» VII (1969), pp. 63-88, pp. 125-156; VIII (1970), pp. 63-98; IX (1971), pp. 69-111.

- Luigi Lingiardi, Memorie di un organaro pavese, a cura di Maurizio Ricci, Pavia, Torchio de'Ricci, 1983.

- Mario Manzin, Arte organaria nella Cattedrale di Cremona, Cremona, Nicolini Editore, 1985.

- Franco Baggiani, Alessandro Picchi, Maurizio Tarrini, La riforma dell’organo italiano, Ospedaletto (Pisa), Pacini Editore, 1990.

- Giosuè Berbenni, Gli organari Locatelli di Bergamo, Bergamo 1994, estratto da «Atti dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti » vol. LIV, A. A. 1992-93.

- Giorgio Sommi Picenardi, Dizionario biografico dei musicisti e fabbricatori di strumenti musicali cremonesi, edizione annotata da Cesare Zambelloni, Turnhout, Brepols, 1997.

- I Serassi e l'arte organaria fra Sette e Ottocento, Bergamo, Carrara, 1999.

- Marco Ruggeri, Notizie di interesse organistico e organario nei periodici cremonesi dell'Ottocento, in «L'Organo» XXXV (2002), pp. 123-252.

- Roberto Cognazzo, Vincenzo Petrali: un organista al bivio in «Arte Organaria Arte Organistica» XIII (2006), n. 3, pp. 48-51.

- Oscar Mischiati, L'organo della Cattedrale di Cremona. Vicende storiche e documenti dal XV al XX secolo, redazione a cura di Marco Ruggeri, Bologna, Pàtron (in corso di pubblicazione).



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REPERTORIO ORGANISTICO EDITO

Vincenzo Antonio Petrali,

Musiche per organo in due fascicoli (8-9) della Biblioteca Classica dell'organista a cura di Giuseppe Scarpat, edita da Paideia Brescia-Bärenreiter Kassel.

50 Studi per il Ripieno, fascicolo 10 della Biblioteca Classica dell'organista.

15 Studi per l'Organo semplice, fascicolo 11 della Biblioteca Classica dell'organista.

6 Studi per l'Organo con Eco, fascicolo 12 della Biblioteca Classica dell'organista.

Giambattista Castelli, Vincenzo Antonio Petrali, Norme generali sul modo di trattare l'Organo moderno, fascicolo 13 della Biblioteca Classica dell'organista.


«VERDI d'ORGANO»
Sinfonie, cori e arie dalle opere di Giuseppe Verdi
in versione per organo solo:
un c.d. di Paolo Bottini