Federico Caudana
Concentus Ecclesiæ. Composizioni per Organo - vol. primo
2 CD "MVCremona"
Paolo Bottini, organista



È uscito in settembre 2013 per la casa discografica cremonese “MVCremona” un doppio compact disc con la prima registrazione mondiale della raccolta di musiche per organo di Federico CAUDANA intolata Concentus Ecclesiæ. Composizioni per Organo od Armonio - Volume Primo. La raccolta di 34 composizioni (a cui si aggiungono nella pubblicazione 8 inediti) apparve in partitura a stampa per la prima volta nel 1956 per i tipi della Casa Musicale Edizioni Carrara di Bergamo ed ora è disponibile in questa nuova edizione discografica interpretata da Paolo Bottini all'organo del Santuario di Caravaggio (BG) e all'organo della chiesa parrocchiale di Castelverde (CR). Il lavoro, che è stato finanziato dalla Fondazione “Walter Stauffer” di Cremona e dalla “Fabbrica Artigiana Organi da Chiesa” di Sergio Castegnaro (Tortona), è ospitato nella collana “Musica sacra della Diocesi di Cremona” a cura della Associazione “Marc’Antonio Ingegneri” e Scuola Diocesana di Musica sacra "Dante Caifa" di Cremona e gode, inoltre, del patrocinio del Comune di Castiglione Torinese (ove nacque il Caudana) e della associazione musicale ad egli intitolata nel paese natale. Un lavoro che corona degnamente le ricerche effettuate da Bottini per la compilazione della biografia di Federico Caudana (pubblicata nel 2009 nel «Bollettino Storico Cremonese»). Il doppio CD con le musiche per organo di Caudana saràufficialmente presentato il 29 settembre 2013 nella Cattedrale di Cremona durante una solenne commemorazione dell'indimenticato organista e maestro di cappella del Duomo di Cremona promossa dalla Diocesi con la partecipazione di alcune corali parrocchiali diocesane e della Banda di Trigolo (CR) diretta da Vittorio Zanibelli.

PER ORDINARE UNA COPIA DEL DOPPIO C.D. CON MUSICHE PER ORGANO DI FEDERICO CAUDANA, SCRIVERE A postaCHIOCCIOLApaolobottini.it



La pubblicazione contiene i seguenti brani
(integrale della citata raccolta
Concentus Ecclesiæ più 8 inediti):


CD I

Offertorio [in sol maggiore]

Scherzo [in fa maggiore]

Benedizione

Corale variato

Corteggio nuziale

Toccata

Solo per oboe

Cantabile

Cornamusa

Corteggio

Stella dei Magi

Allegretto festoso

Comunione [in la maggiore]

Supplica

Improvviso

Offertorio [in mi bemolle maggiore]

Marcia “Gaudete”

Marcia “Cum jubilo”

Pastorale melodica

Pastorale mistica

Pastorale del popolo

Betlem divina

Pastoralina (Al piccolo Federico Froldi)


CD II

Entrata pontificale

Adorazione

Postludio

Preludio dorico

Offertorio [in do maggiore]

Contemplazione

Scherzo [in do minore]

Marcia nuziale [Cliccare il collegamento per ascoltare in anteprima la Marcia nuziale di Federico Caudana]

Mater amabilis

Marcia religiosa


Composizioni inedite:

Marcia funebre in si minore (1) *

Marcia reale di Nabuccodonosor *

Offertorio in la maggiore *

O caro bambino (2)

Improvviso in sol maggiore *

Improvviso in do maggiore *

Versetti per il Magnificat in Ottavo Tono

Ninna nanna


(1) adattamento per organo solo di P. B. dall'originale per banda

* brano incompiuto completato da P. B.

(2) versione di P. B. per organo solo dell'originale per canto e pianoforte




FEDERICO CAUDANA ORGANISTA E COMPOSITORE DI MUSICA D’ORGANO1


La musica per organo di Federico Caudana (Castiglione Torinese, 4 dicembre 1878 – San Mauro Canavese, 29 luglio 1963) – autore certamente noto ai più per la musica corale sacra e profana, grazie alla capillare diffusione delle edizioni Carrara di Bergamo – è conosciuta credo maggiormente dagli organisti “liturgici” (nella fattispecie i suonatori dilettanti della domenica) che dai musicisti di professione proprio grazie alla raccolta di pezzi interamente contenuta in questo supporto, benché negli ultimi tempi, anche grazie agli stimoli scaturiti dalla biografia di Caudana che il sottoscritto ha compilato per i tipi del «Bollettino Storico Cremonese» (apparso a Cremona nel settembre 2009), organisti del calibro di Gianluca Libertucci2 eseguano volentieri in concerto e a messa alcuni pezzi di Caudana tolti dal Concentus Ecclesiæ.

Sappiamo per certo che all’organista titolare e maestro di cappella della Cattedrale di Cremona (dal 1907 alla morte) – tutto immerso nel servizio liturgico quotidiano, nella costante attività didattica e in quella concertistica occasionale – non interessava in maniera particolare comporre musica per organo,3 bastandogli l’inesauribile bagaglio della fantasia improvvisativa e sfruttando, solo in occasioni concertistiche, anche parte del repertorio che aveva affrontato durante gli studi accademici compiuti presso il Conservatorio di Milano tra il 1896 e il 1907. Dal 1924 Caudana si legò d’amicizia e di stretta e feconda collaborazione con il geniale musico-editore di Bergamo Vittorio Carrara: è proprio su stimolo di quest’ultimo che dalla sua penna iniziarono a sgorgare una serie di composizioni che, giunti al 1956, erano tante da poter essere bellamente raccolte nel primo volume (il previsto secondo volume non vide mai la luce) del Concentus Ecclesiæ. Veramente in gioventù non mancò qualche occasione di comporre per l’organo (qui si può ascoltare l’inedito Offertorio in la maggiore), ma giunto a Cremona Caudana era troppo assorbito dalla composizione corale e dall’insegnamento del canto corale nel seminario vescovile e presso il collegio “Beata Vergine” per occuparsi anche della composizione per organo, di cui, tra l’altro, evidentemente non sentiva la pratica necessità. Doveva giungere il maggio del 1929 affinché venisse partorito un ispirato pezzo che Caudana intitolò Quies, offerto come omaggio al concertista Ulisse Matthey (1876-1949), il quale lo eseguì in concerto sull’organo “Rotelli” nel palazzo “Cittanova” di Cremona nel novembre del medesimo anno; il pezzo fu subito pubblicato dall’editore Carrara con il titolo, certo più commerciabile, di Mater amabilis – pezzo da concerto (benché non vi sia alcun riferimento ad alcuna melodia liturgica mariana). Questa composizione, dunque, inaugura la stagione creativa caudaniana di musica per organo, stagione che sarebbe durata – osiamo dire per felix culpa di Carrara – fino al 1961, e che dimostra il talento del compositore, talento che, ci permettiamo osservare, fu invece tarpato dalle esigenze di concisione dell’editore Carrara.

Il primo vero successo editoriale del Caudana compositore per organo arriva nel 1931: ed è ancora solo dietro stimolo di Carrara4 se compone quei Cinque pezzi per organo (Preludio dorico; Offertorio; Contemplazione; Scherzo; Finale) riguardo i quali scrive all’editore: «Come vedi 14 minuti di musica. Quanto occorre per suonare ad una messa letta. Non capisco perché tu vuoi tanti pezzi brevi... a che cosa servono? Se tu suoni all’Offertorio di una Messa, non puoi fare un pezzo che duri meno di tre minuti, e così anche alla Comunione. Dopo 30 e più anni che faccio l’organista, sei obbligato a darmi... ragione... e se non me la dai, sono contento lo stesso».5 La brevità e la media facilità della musica erano prerogative editoriali imposte da Vittorio Carrara per cercare di favorire gli organisti meno preparati (non tutti, allora come oggi, erano professionisti come Caudana),6 però a quanto pare la concisione non era necessità pratica vera e propria, tanto più che il maestro sembra a disagio in questa costrizione di Carrara: «Intanto che facevo le Acclamazioni ho abbozzato qualche pezzo per armonio od organo. Ti giuro però che faccio una grande fatica a contenermi per essere facile [perché] non troppo libero».7 Nonostante questo sforzo, i citati Cinque Pezzi incontrano il favore del direttore artistico della rivista carrariana su cui sarebbero apparsi: «Contrariamente a quanto ti avevo scritto ho dovuto, per ragioni che tu puoi immaginare, far vedere al M.° Donini le tue cinque composizioni. Ricevo oggi di ritorno il copione e voglio comunicarti il... responso che altamente ti onora: “Buono... buonissimo... buona... buonissimo... buono: Musica geniale e pratica”. Mai ho letto sulle schedine di Donini espressioni così entusiastiche! Debbo quindi comunicartele a tuo compiacimento! Ripeto che Caudana non dev’essere esaminato, ma pensando alla grande stima che tu hai di Donini ho voluto farti conoscere le sue espressioni perché le gradirai».8 Da allora, l’ispirazione del Caudana compositore di musica per organo mai venne meno, anche se la produzione, complessivamente, non può dirsi particolarmente significativa per la storia della musica d’organo italiana, sia dal punto di vista quantitativo sia da quello qualitativo (non intendendo con ciò – sia chiaro – che la sua musica sia insignificante).

Riguardo la raccolta Concentus Ecclesiæ, pubblicata da Carrara nel 1956, possiamo leggere questo articolo di recensione apparso su «L’Avvenire d’Italia» nell’ottobre di quell’anno a firma di padre Pellegrino Santucci di Bologna: «[La raccolta Concentus Ecclesiæ] sono trentaquattro pezzi per Organo od Armonio di facile esecuzione, di vero interesse musicale e di profonda, umana e religiosa ispirazione. Dobbiamo riconoscere in Caudana il vero musicista, dal temperamento fortemente emotivo, di sensibilità spiccata. Doti queste che gli hanno permesso di evitare in tutte le sue composizioni o la mediocrità o il “tirar giù” tanto per scrivere. Per questo si è imposto subito in Italia con notevolissime composizioni di ogni genere: dalla musica sinfonica alla musica da camera, dalle grandi messe, alle piccole composizioni dove pure il Caudana ha profuso talenti di popolarità e di serietà nello stesso tempo, come nel magnifico inno “Lauda Sion” che tutti cantano in Italia e che fa di Caudana uno di quegli autori più immediati e comunicativi che noi oggi abbiamo nella musica sacra. I pezzi del “Concentus Ecclesiæ” son tratti dalle varie riviste cui Caudana ha dato il meglio e come direttore e come collaboratore: motivo di più questo per indurre a fare la conoscenza di questo personalissimo compositore».

Nel 1957 registriamo un episodio oggi sconosciuto: Luigi Picchi, l’amico organista del duomo di Como, commissiona al vecchio Caudana un breve pezzo per organo (la deliziosa Ninna nanna posta ad exitus di questa incisione) da pubblicarsi in un’antologia che sarebbe uscita presso l’editore Ricordi: «Anch’io ho avuto un’altra ricaduta di febbre che mi ha gettato a terra; ed ora riprendo come al solito a fare il lazzarone. Però in questo giorni ho fatto uno strappo, ed ho voluto fare una "Ninna Nanna" per l’Antologia di Ricordi che avevo promesso per i primi di gennaio al M.° Picchi. Non ne avevo assolutamente voglia di farla, ma ho dovuto cedere alla insistenza picchiana che ha fatto presso la moglie con parecchie lettere. La composizione è quella che è... fatta di mala voglia e con la febbre addosso. Povero Federico!!!».9 Il 29 maggio seguente Caudana firma orgogliosamente due nuove partiture per organo, che puntualmente appariranno presso l’editore Carrara, la prima delle quali, sotto il primigenio titolo di Canto di festa, nasceva come omaggio «al carissimo Prof. Don Giuseppe Sansoni», il fido collaboratore e sostituto all’organo della Cattedrale di Cremona fin dal 1933: «Ti annuncio, con voce grossa, che il tuo Federico non è ancora rammollito del tutto e che i due pezzi per organo sono già fatti e già sono in bella copia pronti per partire. Cosa ne dici? Il n.1 è "Allegretto festoso”; il n.2 è “Invocazione”. Li tengo qui a tua disposizione e quando ci incontreremo te li consegnerò».10

Sul modo di comporre di Caudana, nello specifico proprio musica per organo, abbiamo una interessante diretta testimonianza, circa i cinque pezzi composti in villeggiatura a casa Carrara, a Bondo Petello d’Albino, nell’estate 1957: «Rileggendo le composizioni per organo che ho fatto a Bondo, che non ero certamente in vena per comporre musica, desidererei ritoccare qualche cosa che non mi soddisfa. Di regola, Caudana non ha mai pentimenti nelle sue composizioni, ma questa volta, date le condizioni di salute, ho qualche pentimento. Spero che i tuoi aiutanti non abbiano ancora fatto la bella copia per la stampa e che tu possa rimandarmi il mio originale: tutti i pezzi meno la Pastorale».11 Ciò testimonia la scorrevole spontaneità della penna del compositore durante tutta la sua carriera. Già all’epoca qualcuno si industriava per incidere musica di Caudana: «La settimana scorsa è venuto da me il M.° Mario Voltolina di Chioggia con la sua dolce metà (due rose appena sbocciate) e mi hanno portato un disco che hanno fatto incidere loro della mia Cornamusa (n. 9) del Concentus Ecclesiæ, domandandomi se la casa musicale Carrara ha stampato quel pezzo isolato cioè da solo. Si capisce che vorrebbero farli suonare agli allievi del seminario ed altri. Io ho risposto che non credo che il pezzo sia stampato da solo».12

Infine, per tratteggiare i caratteri del Caudana compositore per organo, è utile riportare le parole del dottor Alberto Serra Zanetti (direttore della Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna) circa la raccolta Concentus Ecclesiæ, parole che ci sentiamo di condividere: «Da questa raccolta di musiche, nella maggior parte ispirate a momenti particolari del servizio liturgico o a motivi più o meno intimamente legati alle varie espressioni dell’anima religiosa, oppure ad usi nuziali e natalizi, balza evidente quella che a me sembra la qualità essenziale della fisionomia artistica e spirituale del compositore: la spontaneità. Spontaneità nativa, cioè, non raggiunta attraverso il raffinamento graduale delle prove e degli studi, ma connaturata all’indole originaria dell’uomo. Questa spontaneità è congiunta ad una semplicità, che non è povertà d’idee e di mezzi, ma bensì sapiente ricerca e sicuro ritrovamento d’uno stile personale, strettamente connesso alla concezione artistica e alla sensibilità estetica del compositore. In un periodo in cui la maggior parte dei musicisti oscilla, perplessa, tra il sistema tradizionale e i sistemi atonale e dodecafonico, confondendo il linguaggio musicale vero e proprio con i mezzi d’espressione, in un periodo di rovinosa decadenza, in cui la paura di non essere tecnicamente aggiornati soffoca, nei musicisti, ogni slancio spontaneo d’ispirazione, il Caudana segue la via che si è tracciata con la sua diretta esperienza, conscio che la vera musica, quella senza aggettivi e senza definizioni programmatiche, quella sgorgata irresistibilmente dal cuore, non è né antica né moderna, ma sempre attuale, e che i problemi che irretiscono e affannano tanta parte dei compositori di musica sacra e profana d’oggi non sono di natura artistica, ma puramente... tecnologica. Infatti tutte le musiche inserite in questa raccolta sono contraddistinte da una discorsività melodica sincera e comunicativa e da modi armonici e contrappuntistici di chiara e semplice struttura, sempre adeguati all’impronta particolare di ogni brano. Il contenuto ideale e il colore ambientale di ciascun pezzo sono caratterizzati con immediata evidenza, così che la realizzazione sonora risulta saporosa e suggestiva».13 E veramente coloro che ebbero modo di ascoltare regolarmente il Caudana organista liturgico alla messa o ai vespri nella Cattedrale di Cremona, ravviserebbero in queste parole di Serra Zanetti tutti i tratti del Caudana improvvisatore.

Nella tarda estate del 1907, appena giunto a Cremona, il giovane maestro neodiplomato in conservatorio non manca di far parlare pubblicamente di sé come esecutore all’organo, in particolar modo come brillante continuatore di questa pratica, quella dell’improvvisazione (ovvero l’estemporanea esecuzione dal vivo di musica non scritta ma inventata ex abrupto, arte caratteristica dell’organista fin dall’alba della presenza dell’organo a canne nella Chiesa latina), che nel duomo di Cremona aveva illustri predecessori in Vincenzo Antonio Petrali (1830-1889) e Gaetano Mascardi (1830-1901): l’occasione è data dal concerto di collaudo dell’organo “Rotelli” di Villastrada (provincia di Mantova, diocesi di Cremona) quando Caudana «collo svolgimento dei temi richiesti ex abrupto dal gregoriano Victimæ Paschali e dall’antifona Domine quinque talenta, si mostrò davvero insuperabile interprete e squisito armonizzatore delle melodie gregoriane».14 D’altra parte nel quotidiano servizio liturgico, possiamo affermare con certezza che per Caudana non vi era spazio per l’esecuzione di letteratura organistica,15 anche per via dell’impedimento dell’organo della cattedrale che era “vecchio sistema” (costruito da Pacifico Inzoli nel 1879), ma in particolar modo perché all’epoca era ancora pressoché inesistente la predisposizione da parte degli organisti – nonché dei musicisti in generale – di occuparsi ordinariamente della musica degli antichi maestri, utile invece solamente come conoscenza storica durante gli studi accademici: quindi l’unica strada per il buon organista liturgico era la tradizionale pratica dell’improvvisazione. In particolare nel momento dell’offertorio16 e della comunione «la liturgia tridentina permetteva lunghi periodi di suono all’organo, con un introito prima del Gloria, un breve corale all’Epistola e soprattutto un offertorio ed un altrettanto corposo accompagnamento della comunione. [...] Un popolare personaggio cremonese, tale Manestra, venditore di frutta sotto la Bertazzola, al momento dell’offertorio abbandonava il suo carretto ed entrava in cattedrale per ascoltare il Maestro».17 Ancora molti anni dopo Federico Caudana si presenta al pubblico come «distintissimo improvvisatore geniale»18 nel duomo di Andria (Bari) il 6 ottobre 1935 per inaugurare il nuovo organo Mascioni. Curiosamente, in quest’arte per cui in seguito Caudana venne acclamato in liturgia e in concerto, in occasione della relativa prova sostenuta nel concorso cremonese del 1907 riportò la votazione più bassa tra i concorrenti (ovvero 5.66, contro le votazioni riportate, ad esempio, dagli altri due finalisti: 6.33 Galaverni e 6.36 Albergoni): c’è da chiedersi se i tre esaminatori (Luigi Cervi, Gugliemo Mattioli e Oreste Ravanello) – comunque ben consci dell’importanza di questa disciplina nello svolgimento dell’attività di un organista di chiesa – furono troppo severi in questo giudizio, oppure ritennero effettivamente non del tutto sufficienti le qualità dimostrate dai citati concorrenti. Altra ipotesi di queste basse votazioni sulla prova della improvvisazione, potrebbe anche essere la difficoltà di gestire con buona naturalezza la complessa macchina del monumentale organo “Inzoli” della Cattedrale di Cremona, il quale era, sì, rispondente ai canoni del classico organo ottocentesco di scuola lombarda (all’epoca ancora molto diffusi ed utilizzati, prima della falcidiante stagione riformatrice ceciliana), ma talmente imponente19 da spaventare un poco, forse, tutti i candidati al concorso, che con questo strumento dovettero misurarsi non solo nella improvvisazione sopra un breve tema dato, ma anche nella lettura a prima vista di un pezzo di media difficoltà.

In proposito all’organo della Cattedrale e alla pratica dell’improvvisazione, il rettore del seminario di Cremona monsignor Tranquillo Guarneri, interpellato dalla Fabbriceria ad esprimere un parere sulla scelta del candidato vincitore il 16 luglio 1907 così scrive: «Convengo col parere del Rag. Casazza [membro della Fabbriceria della cattedrale] intorno all’inopportunità di far fare l’esame dei concorrenti sull’organo della cattedrale. Quantunque monumentale esso non risponde alle secolari esigenze [della] vera [arte] organistica. Di questo gli organari italiani del secolo XIX si sono accorti troppo tardi e hanno finito per tal modo col costruire delle opere pregevoli che per gli organisti veri (non per gli improvvisatori) sono quasi direi inservibili». Questo giudizio è indice dell’incipiente mentalità a tenere in considerazione anche gli organisti in grado di eseguire non solo estemporanee invenzioni musicali – pur sempre utili nel servizio liturgico – ma anche le opere dei maestri del passato, tra cui innanzitutto il grande Johann Sebastian Bach, mai frequentate dalla classe organistica italiana fino a quell’epoca, anche a causa delle caratteristiche limitanti, a questo scopo, dell’organo medio italiano dalle origini fin verso la fine del secolo XIX.

Riguardo la fama circa la sua abilità nell’improvvisare all’organo «qui, compositore ed esecutore insieme, Caudana ha avuto ben pochi rivali. Tutti quelli che l’hanno ascoltato sono concordi nel giudizio: una prontezza, una freschezza, una varietà di temi e di sviluppi, una sicurezza di esecuzione tali da incantare ed avvincere».20 Se nel corso degli anni Caudana venne sempre più apprezzato per la gradevolezza estrema delle sue improvvisazioni, soprattutto nell’ambito liturgico ancor prima che concertistico, i seguaci del movimento ceciliano (sorto e sviluppatosi in Europa tra fine Ottocento e primi Novecento) iniziavano a nutrire poca simpatia per un’arte che, prima e dopo il Risorgimento italiano, aveva finito per rappresentare l’emblema dei ’praticoni’ dediti all’esecuzione in chiesa di musica para-operistica. In proposito già nel 1856 il musicologo belga François-Joseph Fétis sosteneva che «[le veritable organiste] improvise lorsque cela est nécessaire pour le courts préludes et versets du culte catholique qui ne permettent pas de développements, à cause des nécessités de l’office; mais il sait que l’improvisation ne donnera jamais pour résultat de la musique de quelque valeur, parce qu’il ne peut s’y trouver ni plan, ni connexion d’idées, ni développement progressif d’une phrase principale et dominante. En réalité, sur un instrument qui offre autant de difficultés que l’orgue, il n’y a pas d’improvisations véritables: ce qu’on donne comme telles ne se compose que de réminiscences, de lambeaux bien ou mal ajustés et d’effets préparés».21 Secondo il sacerdote cremonese don Giglio Bonfatti, nell’improvvisazione Caudana piaceva per «la sua brillante e disciplinata inventiva».22 Specialmente nei numerosi concerti, poi, nei quali veniva chiamato in occasione del collaudo di nuovi organi, oltre ad eseguire qualche pezzo di letteratura, che mai mancava, si gettava sempre in uno strepitoso pezzo improvvisato «che era offerta di un’arte che sapeva toccare il cuore degli ascoltatori raccolti per una occasione particolare che non richiedeva complesse e difficili atmosfere intellettuali, ma principalmente una serena, gioiosa, accessibile adesione ad un evento che era una festa della Parrocchia e di tutta la Comunità».23 Caudana era certo consapevole del potere ’incantatorio’ sprigionato da un bravo improvvisatore all’organo, per questo, anche in occasione di collaudi di nuovi strumenti, scorreva in lungo e in largo per tastiere e pedaliera, saggiando le qualità foniche e tecniche, come nel maggio 1955 a Caravaggio: «Sono venuti a prendermi in macchina per condurmi a Caravaggio al Santuario dove ho fatto il collaudo del nuovo e grandiosissimo organo della Ditta Balbiani di Milano. [...] A voce ti dirò tante belle cose dell’organo di Caravaggio e dei miei improvvisi».24 Insomma, il Caudana improvvisatore all’organo era veramente, soprattutto per i cremonesi, il Caudana per antonomasia, se pure il vescovo Bolognini, il giorno delle esequie in cattedrale il 31 luglio 1963 ricordava con affetto il maestro: «Quante volte l’abbiamo sentito all’organo, con le sue improvvisazioni geniali, con le sue accurate esecuzioni».25 Del resto, era naturale: i cremonesi di città erano cresciuti alla ’scuola’ liturgico-musicale di questo fedelissimo organista di chiesa che, ininterrottamente, dal 1907 al 1954 (in seguito sempre più raramente, a motivo degli acciacchi) suonava in cattedrale ogni mattina alle ore 9.00 nella messa canonicale, presieduta dai membri del Capitolo,26 e nel pomeriggio alle ore 15.00 ai vespri. A proposito del canto dei vespri, prima del secondo Concilio vaticano era pratica comune per l’organista improvvisare adeguati brevi versetti d’organo alternati al canto dei versetti salmici e del Magnificat, secondo una prassi – detta appunto dell’alternatim, vigente almeno fin dal sorgere del secolo XV.27 Un saggio inedito del Caudana organista al Vespro lo si può ascoltare in questa registrazione con i versetti organistici per il Magnificat nell’ottavo tono alternati ad altrettanti inediti vocali composti da Caudana e tolti da un manoscritto custodito presso la biblioteca della Schola Cantorum del Seminario vescovile di Cremona: un esempio attestante la citata pratica dell’alternatim nel canto dei versetti salmici al vespro, pratica che era espressamente richiesta (con preghiera di giusta concisione e sobrietà) dal Capitolato pel Servizio di Organista nella cattedrale di Cremona. Sono rimasti, poi, alcuni appunti del maestro, idee musicali abbozzate che egli utilizzava come canovaccio per i suoi «improvvisi» a messa; emblematico, tra gli altri, un piccolo quaderno autografo intitolato «Temi caudaniani per organo» (titolo in cui sembra consapevole della peculiarità del proprio stile) consistente in una silloge di temi musicali numerati e di diverso carattere: Brillanti, Brillanti per le ancie, Patetici espressivi, Per Ripieni. E quando nel 1955 l’editore Vittorio Carrara di Bergamo pubblicava una sorta di prontuario dal titolo Il buon accompagnatore ai Vespri, l’amico e collaboratore di sempre Federico Caudana confidava: «E quel tuo lavoro "Il buon accompagnatore ai Vespri”? Più chiaro e più efficace di così si muore... serve anche per Caudana, che al Magnificat durante l’incensazione qualche volta è alquanto lungo... ma i canonici sono contenti egualmente, perché dicono che sentono della buona musica che li solleva».28

A questo punto sorge la curiosità di sapere che cosa improvvisasse Caudana a messa o in concerto e in quale stile fossero espresse quelle citate buone musiche che sollevavano i canonici e i fedeli e che scaturivano da una fervida fantasia e sorrette da una sicura tecnica. Un accenno a riguardo ci è fornito da uno dei suoi più stretti collaboratori, quel don Giuseppe Sansoni a cui Caudana dava incarico di sedere all’organo allorquando egli fosse impegnato a dirigere il coro nei solenni pontificali, il quale ricordava che «anni addietro uno che se ne intendeva dopo averlo sentito improvvisare all’organo, disse “ha un po’ della scuola francese”».29 Ora, facendo scorrere tutta la produzione organistica edita (veramente esigua rispetto all’intero catalogo caudaniano pubblicato dalla “Casa Musicale Edizioni Carrara” di Bergamo), è difficile ravvisarvi chiari influssi francesi, quanto meno da César-Auguste Franck (1822-1890) fino a Louis Vierne (1870-1937), eccezion fatta per Théodore Dubois, di cui Caudana eseguiva spesso in concerto diversi pezzi,30 o anche per quel Louis-James-Alfred Lefébure-Wély (1817-1870) la cui produzione organistica – ispirata alla sensualità del bel canto del teatro d’opera e, eventualmente, dell’operetta offenbachiana, con accenti brillanti e marziali, effetti orchestrali e bandistici, scrittura più pianistica che organistica – può essere in parte accostata alle brevi composizioni che Federico Caudana componeva dietro stimolo di Carrara, leggendo le quali possiamo ardire di scorgere il Caudana improvvisatore. Ancora, don Sansoni ci ha lasciato descrizione dello stile compositivo del Maestro, descrizione che è applicabile, credo, anche al suo stile improvvisativo: «A mio avviso Caudana, pur essendo figlio del suo tempo e avendo scritto secondo lo stile del suo tempo, appartiene ad una scuola tutta sua; una scuola qualificata e personalissima: la scuola di Caudana; [...] Non è facile scrivere musica sacra perché, se si eccede da un lato, si va a rischio di scrivere musica fredda e senza vita; se si eccede dall’altro si va a rischio di scrivere musica più adatta ad un salotto o ad un teatro che ad una chiesa. Il buon musicista sacro deve evitare i due eccessi, e stare, con onore, nel giusto mezzo. Caudana c’è riuscito lodevolmente. La sua musica liturgica, l’ho detto, è ispirata, ma di una ispirazione sacra; è spesso lirica, ma di un lirismo che non sconviene alla liturgia e non offende il tempio; è anche drammatica qualche volta, o brillante, o gioiosa, ma non distrae dalla pietà: la concilia, anzi, e l’aiuta».31 In queste parole, a nostro parere, è anche veramente sintetizzata quella virtus in medio che i ceciliani, in generale, non furono, a differenza del nostro Caudana, in grado di realizzare dopo il motu proprio del papa Pio X sulla musica sacra (1903) poiché, preoccupati di estirpare dalla musica di chiesa le lascività melodrammatiche ottocentesche, erano caduti nell’opposto eccesso di una musica, certo, più pia e devota, ispirata al sommo esempio di purezza e nobiltà della polifonia vocale del grande Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525/26-1594), ma spesso insulsa. In altre parole, la frettolosa riforma ceciliana, sorta al fine di abbattere i clangori della musica di chiesa ’melodrammatica’, finì con l’incoraggiare la produzione di tutta una serie di musiche sterili, vacue, sdolcinate e monotone non creando alcun progresso ma solo una drastica mediocre reazione alla musica pseudo-operistica: musica liturgica, sì, ma anche un po’ «letargica», come amava definirla scherzosamente Caudana stesso alludendo alla noia soporifera procurata dalle composizioni dei vari Bottazzo,32 Terrabugio, Nasoni, Arnaldi, Scarzanella etc.,33 tutti personaggi che Caudana, rivolgendosi confidenzialmente a Carrara, appellava appunto, simpaticamente ma con viva polemica, «letargici». Se, quindi, per i ceciliani di prima linea l’unica strada era la quasi pedissequa imitazione della venerabile polifonia palestriniana, per il nostro Caudana, musico molto pratico e poco teorico, la soluzione fu quella di scrivere musica corale e organistica secondo la via tracciata dalla schietta e sobria tradizione contrappuntistica ottocentesca, supportata da un personale appassionato melodizzare naturalmente scorrevole («cordialità melodica» secondo Silvia Caudana), anche se lontano da allusioni palesi verso lo stile teatrale di poco anteriore, così da avere una facile presa sull’ascoltatore medio, pur non rinunciando a quel sano «lirismo sacro» che Caudana, complice l’editore Carrara, riteneva la carta vincente per una moderna musica da chiesa. In proposito la seguente lettera del 17 maggio 1934 all’amico-editore può risultare ulteriormente chiarificatrice: «[Circa il] mottetto [di] Scarzanella: ho scritto una bella lettera dicendogli che il suo offertorio non era sufficientemente sviluppato, troppo poco contrappuntato e mancante di quel lirismo sacro che è la prerogativa della musica che viene pubblicata (in generale) dalla casa Carrara a differenza della musica LETARGICA che pubblicano le altre case del genere; che desideravo facesse bella figura di fianco ai due altri salesiani Pagella e De Bonis».34 Ancora riguardo il concetto di «lirismo sacro», l’11 aprile 1958 Caudana scriveva a Carrara: «Ho letto i 7 mottetti del M.° Zardini usciti nel quaderno 104 aprile 1958 in bella edizione Carrara. Nel complesso sono carini ed originali e non difficili; però del lirismo sacro ve ne è troppo poco. È difficile scrivere col cuore e non solo con la penna».35 Inoltre il 2 dicembre 1958, sempre a Carrara: «Ho pure ricevuto La Mystica Corale dicembre 1958 con il mio "Vivo ego" vecchio mottetto che ha 50 anni e che è semplice e spontaneo. Vicino al mio "Vivo ego" vi è "Homo quidam" di Dino Menichetti che 15 giorni fa è venuto a trovarmi. Non faccio commenti su quella musica che io non amo e non capisco...».36 Dunque la concezione caudaniana della composizione musicale consisteva nel rifuggire totalmente i procedimenti «letargici» per attingere, invece, a pieni polmoni alla fonte di un sano «lirismo sacro»: «Il linguaggio organistico di Caudana rivela, in confronto con alcuni autori ceciliani, una proprietà ed una aderenza allo scopo liturgico assai maggiori, evitando costantemente quella piattezza espressiva che ai più sembrava sinonimo di spiritualità».37 Pur considerando la mancanza di prese del suono dal vivo di exempla di quest’arte nella quale egli eccelleva ed era particolarmente apprezzato nei suoi concerti e, dai cremonesi, nelle celebrazioni liturgiche in cattedrale, possiamo affermare con buona approssimazione che lo stile delle improvvisazioni di Caudana poteva essere non dissimile dalle sue stesse composizioni per organo ancora oggi conosciute da molti organisti di chiesa italiani, musiche che esprimono «l’autentico e squisito senso religioso della sua tonalità artistica che, lontana dai virtuosismi sguaiati come dalle monotonie formalistiche imperanti il larghe zone della musica sacra di allora, gli faceva sentire e tradurre con aristocratica modernità le antiche bellezze della melodia gregoriana».38 E purtroppo «chi non ha seguito (come ha fatto di frequente il sottoscritto) la messa conventuale nel Duomo di Cremona, credo non possa rendersi conto del come trattava l’organo e come sapeva improvvisare».39 E ancora «non sarà, purtroppo possibile far conoscere, tramandare, perché rimaste nella mente di Dio, le meravigliose improvvisazioni che sulla tastiera dell’organo del Duomo di Cremona il Maestro offriva, dono inestimabile, all’orecchio del suoi ascoltatori. Erano melodie stupende, quali solo un’eletta anima musicale poteva creare».40 E in cattedrale per più di cinquant’anni «le continue occasioni di ascolto rivelavano ai cremonesi un improvvisatore degno della loro tradizione, dotato di una fantasia lirica ed effusiva, cordialmente espressiva senza essere per questo sdolcinata»,41 ove per «tradizione» s’intende il magistero di grandi improvvisatori quali furono Vincenzo Antonio Petrali e poi Gaetano Mascardi. Veramente possiamo considerare il Caudana organista come il Caudana per antonomasia: «Caudana all’organo si trasfigura! Il suo volto tanto espressivo, il suo occhio così vivido d’intelligenza, nei momenti sublimi della creazione, assumono qualcosa di trasumano. E allora da quelle canne scintillanti è uno zampillo ininterrotto, or grave or argentino, di canti e di armonie che prendono l’anima, che sono inno e preghiera».42 Ma pure il Caudana concertista d’organo non mancò di prodursi: fin dai primi tempi della sua presenza a Cremona, Federico Caudana venne spesso richiesto come collaudatore di nuovi organi o di organi ’riformati’: le nuove esigenze liturgico-musicali promulgate dal cecilianesimo infatti incrementarono notevolmente, a partire dagli ultimi decenni del secolo XIX, l’attività di costruzione e restauro-rifacimento di organi. Solamente del celebre organaro cremonese Giuseppe Rotelli dal 1896 al 1937 possiamo annoverare nella provincia e nella diocesi di Cremona una trentina di lavori.43 Ricordiamo che Caudana, una volta giunto a Cremona nella tarda estate del 1907, non ebbe modo di continuare ad approfondire il repertorio organistico del passato all’interno dei riti liturgici, a motivo della mancata costruzione di un secondo organo ’moderno’ in cattedrale (semmai poté farlo in casa propria a partire dal 1910, quando si fece costruire un organo a due tastiere e pedaliera ’liturgica’ dal detto Rotelli), ma anche perché, sostanzialmente, l’attività concertistica non era per lui prioritaria: prima venivano gli impegni liturgici quotidiani, nonché l’insegnamento al collegio “Beata Vergine” e in seminario, poi il coro del teatro “Ponchielli”, le lezioni al “Folcioni” di Crema e per un breve periodo dopo la prima guerra mondiale anche la banda civica di Cremona. Sicché il repertorio da concerto del maestro rimase, crediamo in buona parte, limitato alla musica che aveva affrontato negli anni di studio al conservatorio di Milano. Ci è utile sapere dall’allievo Giuliano Pedrini che «nei concerti d’inaugurazione [...] non disdegnava una delle due Ave Maria [Schubert o Gounod], con Viole e Violoncelli; il “Natale in Sicilia” di Marco Enrico Bossi [recte: Christmas in Sicily di Pietro A. Yon] con Flauti, Bordoni e Ance; frequentava Lemmens [Marcia trionfale], Widor ma anche Mendelssohn, non dimenticava un canto religioso ed un inno alla fede, ma soprattutto eseguiva una sua improvvisazione». Ancor prima di giungere a Cremona e poco dopo gli esami di diploma al conservatorio di Milano, la fama di musicista ’salesiano’ nonché la riconosciuta perizia organaria, richiamò il «giovane e già abilissimo maestro Federico Caudana, organista a S. Agostino di Milano» nel drappello di collaudatori del «nuovo organo liturgico a tre manuali [del Santuario di Maria Ausiliatrice di Torino-Valdocco], quasi completamente rinnovato e rimodernato dalla ormai celebre Ditta Pontificia ed Arcivescovile del Cav. Carlo Vegezzi-Bossi di Torino [...]. Il grandioso strumento venne collaudato nei giorni 15, 16, 17, e 18 maggio [1907], e precisamente il 15, dal rinomato maestro sig. Ulisse Matthey, Organista primario della S. Casa di Loreto, e dal nostro D. Giovanni Pagella, Organista a S. Giovanni Evangelista di Torino, che per la circostanza scrisse ed eseguì una Prima sonata, che dagli intelligenti fu detta una concezione classica e poderosa; il giorno 16, dal valentissimo maestro sig. cav. Roberto Remondi del Liceo Musicale di Torino, dal benemerito maestro cav. Pier Antonio Bersano, organista della Metropolitana di Torino, e dal giovane e già abilissimo maestro Federico Caudana, organista a S. Agostino di Milano; il 17, unicamente dal predetto maestro Matthey, che per la sua straordinaria abilità e sopratutto per la sua retta interpretazione congiunta ad un finissimo gusto e sentimento, doti indispensabili ad un artista pari suo, è dagli intelligenti annoverato nella prima schiera di quei maestri del re degli strumenti che onorano la nostra Italia; il 18, finalmente, dall’esimio maestro Dino Sincero di Torino, che eseguì, insieme con due suoi bei preludi, uno sceltissimo programma. Durante le funzioni poi del giorno 17, sedettero all’organo i nostri confratelli, maestro cav. Giuseppe Dogliani, D. Giov. Battista Grosso ed Enrico Scarzanella».44 Nel dicembre 1909, in occasione dell’inaugurazione del nuovo organo “Rotelli” della chiesa di Cassano d’Adda (provincia di Milano, diocesi di Cremona) strumento collaudato insieme ai maestri Felice Bassi, Giuseppe Castellazzi, Giuseppe Fugazzola, Giuseppe Ramella e Camillo Viganò (quest’ultimo già partecipante al concorso per il duomo di Cremona nel 1907)45Caudana sfodera la sonata di Rheinberger già eseguita al diploma d’organo a Milano: «Il maestro Caudana, organista del nostro duomo, ci fece gustare una grandiosa suonata di Rheinberger di un effetto sorprendente alla quale fece seguire una sua graziosissima melodia di squisita fattura ed una bella pastorale di Remondi «Musette» suonata con interpretazione perfetta ed in modo impeccabile».46 Questa sonata di Rheinberger – che rimarrà, assieme alla citata Musette di Remondi, una costante nel complessivamente poco consistente repertorio da concerto di Caudana negli anni successivi – nella suddetta occasione venne eseguita «con agilità e grande colorito».47 Negli anni a seguire Caudana ebbe modo di inaugurare nel cremonese diversi altri organi di Giuseppe Rotelli collocati nelle chiese di Stilo de’ Mariani di Pessina Cremonese (luglio 1910), Casalmaggiore (Santuario della Madonna della Fontana, marzo 1911), S. Pietro in Mendicate di Ca’ d’Andrea (febbraio 1912), S. Lorenzo Picenardi (agosto 1913).48 Ecco, ad esempio, il dettagliato programma che Caudana eseguì nel maggio 1914 nel concerto di collaudo dell’organo della chiesa di S. Imerio in Cremona, riformato dall’organaro cremonese Rotelli: F. Mendelssohn, 2.a Sonata (op. 37); F. Capocci, Allegretto per Flauto; J. Renner, Adagio della 2.a Sonata (op. 45); T. Dubois, Marche des Rois Mages; J. S. Bach, Toccata e Fuga in re min.; R. Remondi, Pastorale (op. 93); O. Ravanello, Preghiera; F. Caudana, Minuetto; T. Dubois, Toccata.49 Riguardo la sopra citata composizione di Bach, universalmente nota ancora oggidì, Giuliano Pedrini ricorda che veniva eseguita ed insegnata raramente dal maestro: pur testimoniando la di lui «profonda ammirazione per Bach [...], le poche volte che ne ascoltai esecuzioni, lo sentii ancorato alla severità di uno Schweitzer, non certamente ai trilli ed alla velocità più tardi accettata».50 La fama del musicista cremonese si diffonde anche fuori provincia: a pochi chilometri da Cremona in direzione Piacenza, il 9 agosto 1919 Caudana viene chiamato a tenere un concerto di collaudo dell’organo della chiesa collegiata di S. Lorenzo in Monticelli d’Ongina (Piacenza), riformato da Rotelli, con un programma che comprendeva musiche di Bach, Capocci, Guilmant: «I presenti, ed erano molti e colti, elogiarono l’esecutore anche per una sua composizione inclusa nel programma. Essa è divisa in tre movimenti i quali sono altrettanti gioielli di fattura elegante con spiccata tendenza al classico».51 Questa «tendenza al classico» è forse indice di una certa cultura musicale dell’anonimo recensore, cogliendo nel segno riguardo la caratteristica della musica organistica di Caudana, poco incline alle coeve evoluzioni della musica, ovvero debitrice della tradizione lirica ottocentesca e dell’armonia classica. La citata composizione caudaniana «divisa in tre movimenti», non ulteriormente specificata nell’articolo, si riferisce probabilmente a quei tre citati in calce al seguente elenco che costituiva il programma del concerto tenuto da Caudana il 3 dicembre 1933 sull’organo della chiesa di S. Agata in Cremona,52 strumento riformato, ancora una volta, dall’organaro Rotelli: Reger, Preludio; Guilmant, Pastorale; Capocci, Scherzo; Caudana, Minuetto e Mater amabilis; Max Springer (1877-1954), Tempo di sonata; Dubois, Chant Pastoral; Moussorgsky, Il Vecchio castello;53 F. Caudana, Suites: Preludio, Scherzo, Marcia nuziale. Nel maggio 1926 Caudana collauda il nuovo organo costruito da Giuseppe Rotelli per la chiesa parrocchiale di S. Matteo delle Chiaviche (provincia di Mantova ma diocesi di Cremona), il cui atto di collaudo ci pare utile riportare, a testimonianza di una onesta prassi oggi purtroppo scomparsa: «Io sottoscritto, gentilmente invitato dal Rev. Don Chinali Giuseppe, parroco di S. Matteo delle Chiaviche, a collaudare il nuovo organo costruito dalla ditta Giuseppe Rotelli di Cremona, dopo esame e prova dello strumento, nel suo complesso e nelle singole parti, sono in grado di dichiarare quanto segue: Conforme al progetto, l’organo che è racchiuso in artistica cassa, è costruito con scrupolosa accuratezza. Tutti i registri sono encomiabili per la dolcezza del timbro e per la giustezza del carattere. Il ripieno, pastoso e ben intonato, è proporzionato alla grandezza del tempio. Va segnalata la prontezza del suono, tanto per ciascun tasto come per ciascun registro. La manticeria funziona regolarmente e somministra aria in abbondanza. Vada perciò un plauso sincero al Rev. Parroco ed alla Veneranda Fabbriceria per aver dotato la Parrocchia di un ottimo strumento. Al signor Giuseppe Rotelli, che ha fatto un’opera da artista ed a prezzo mitissimo, le mie congratulazioni. San Matteo delle Chiaviche, maggio 1926. Prof. Caudana Cav. Federico, M.° di Cappella ed Organista della cattedrale di Cremona».54 Vediamo che non si tratta di una perizia dettagliata e che palesemente dimostri approfondite cognizioni in materia di organaria; non vorremmo dare ragione a Giuseppe Inzoli quando scriveva alla Fabbriceria della cattedrale di Cremona (siamo nel 1911) sulla necessità, in vista dell’auspicato restauro-riforma del monumentale organo edificato dal padre nel 1879, di «domandare un parere non a certi di Cremona ma a maestri come il Bossi di Bologna, il Matthey di Loreto, il Tebaldini di Loreto, i quali sono veri competenti a giudicare», e tra questi «certi di Cremona» era ovviamente incluso anche il Nostro, benché fosse dichiarato «un antagonismo del maestro Caudana verso la nostra ditta. [...] E pensare che tengo lettere di questo maestro (quando voleva concorrere al posto di organista con tali affermazioni che sono in contrasto affatto col modo di agire attuale) lettere che farò conoscere a salvaguardia della nostra riputazione».55 Era chiaro il malcontento di Giuseppe Inzoli, figlio del grande Pacifico, verso Caudana, il quale per la manutenzione dell’organo della cattedrale si avvaleva di un certo Orsino Bavelli (pure organista supplente in Cattedrale dal 1903), da egli giudicato, nella suddetta lettera, un incompetente in materia organaria. Non erano infrequenti collaborazioni con cantanti e strumentisti locali, tra i quali il soprano Marcella Maggi e il violinista Lino Pizzamiglio:56 accanto a questi musicisti, ad esempio, inaugurò il 27 giugno 1926 il piccolo organo “Francesco Vegezzi-Bossi e Figlio” edificato nella cappella delle suore “Ancelle della Carità” in Cremona,57 eseguendo il programma che qui riportiamo in dettaglio: G. S. Bach: Toccata e fuga in re minore; G. S. Bach, Aria sulla 4.a corda (violino e organo); C. Gounod, Musette (violino e organo). G. Bottesini, Che cosa è Dio? [soprano e organo]; C. Gounod, Preghiera alla Vergine (canto e organo); A. Guilmant, Pastorale; M. E. Bossi, Canzoncina a Maria Vergine (organo); F. Caudana, Andante appassionato (violino e organo); F. Caudana, Uxor tua (mottetto per canto, violino e organo); Karl Goldmark (1830-1915), Aria; E. Grieg, Allegretto dalla sonata op. 8 (violino e organo); M. Moussorgsky, Il vecchio castello; F. Caudana: Finale (organo). Con i citati musicisti probabilmente Caudana aveva modo di suonare anche a diverse messe nuziali, dato che conosciamo due frammenti di un Mottetto (per matrimonio) per soprano e violino con organo e di una Marcia nuziale (facile) per organo e violino, inoltre una versione dell’Ave Maria di Schubert la cui melodia originale procede sovrapposta da un controcanto originale (forse parte del violino). Tornando alle competenze di Caudana in materia di costruzione d’organi, possiamo intuire, da certi giudizi rilasciati in atti di collaudo, una certa conoscenza e sensibilità, a dispetto dei dubbi di Giuseppe Inzoli. Riguardo l’organo per S. Agata in Cremona: «Per ragioni di spazio si è dovuto lasciar fuori dalla cassa espressiva del secondo organo le prime dodici canne del principale di 8 piedi, ciò rende ineguaglianza di suono, quando la cassa espressiva è chiusa. [...] La basseria è buona: però il contrabbasso dovrebbe avere maggiore volume di voce».58 Inoltre, circa l’organo di Drizzona: «Va segnalata la prontezza del suono, la dolcezza e pastosità di tutti i registri, in modo speciale quelli del secondo manuale: Viola, Flauto e Bordone, che col sistema a doppio scompartimento, rispondono anche sul primo».59 Altri concerti caudaniani che ci è stato possibile documentare, ma supponiamo siano molti di più, sono i seguenti: Modena, febbraio 1927; Ponte Nossa (Bergamo), 14 giugno 1931; Varallo Sesia (Novara), 13 agosto 1933; Romanengo (Cremona), 6-10 ottobre 1934; Andria (Bari), 6 ottobre 1935; Crema (Cremona), 13 marzo 1936 (quest’ultimo su un non meglio specificato organo Tamburini, alla presenza del podestà e del vescovo di Crema); Altezzano (Torino), settembre 1936.60 Riguardo Varallo Sesia, ecco una piccola cronaca originale: «Ho passato questi giorni a Varallo Sesia molto bene non ostante il mio callo fenomenale. Il mio concerto d’organo è piaciuto assai al pubblico che gremiva la Collegiata di S. Gaudenzio. L’organo della ditta Mascioni di Cuvio (Varese) (la medesima che ha fatto quello di Trento e quelli del duomo di Milano) è tutto elettrico diviso in tre organi e tre tastiere. Ottima fonica e meccanica prontissima. Spero sarà la ditta che dovrà fare quelli della cattedrale di Cremona».61 Ad Andria venne invitato per amicizia con il vescovo, suo compaesano di Castiglione Torinese: «Nella prima decina di ottobre ho promesso di andare ad Andria (Bari) per il collaudo dell’Organo della cattedrale. Il vescovo di Andria è stato fatto il mese scorso ed è mio compaesano ed amico (mons. Paolo Rostagno). Andrà a prendere possesso alla metà di ottobre dopo il mio collaudo: il vescovo che ha lasciato Andria perché promosso Arcivescovo di Taranto è pure un mio compaesano ed amico intimo (in sei anni al mio paese due vescovi, il vecchio parroco è tronfio di gioia). L’Arcivescovo di Taranto si chiama mons. Ferdinando Bernardi: ho detto a tutti e due ed insisterò ancora che facciano propaganda alla musica Carrara: sarebbe bene anzi che tu mandassi l’Araldo e un po’ di musica mia».62 Di ritorno dal sud, il 12 ottobre 1935 Caudana relaziona a Carrara sull’esito del concerto, fornendo, inoltre, ottime impressioni sulle musiche dell’organista della cattedrale di Andria: «Sono stato via una settimana perché sono andato [oltre ad Andria per il collaudo dell’organo della cattedrale] pure a trovare l’arcivescovo mons. Bernardi a Taranto e mia sorella a Castelfidardo. [...] Il mio concerto è riuscito in pieno ed ho avuto un successone. Spero ricevere i giornali che fin’ora si sono fatti attendere. [...]». Riportiamo il programma dettagliato eseguito nel concerto ad Andria: Bach, Toccata e Fuga in re minore; Moussorgsky, Il vecchio castello; Bossi, Canzoncina a Maria Vergine; Caudana: Scherzo in do minore e Marcia nuziale; Mendelssohn, Sonata II; Guilmant, Pastorale; Caudana, Mater amabilis; Dubois, In Paradisum e Fiat lux.63 Il 12 settembre 1936 Caudana scrive a Carrara: «Devo andare a fare un collaudo d’organo ad Altezzano, paese vicino a Torino, ti pregherei di un favore: che cioè mi facessi spedire al più presto possibile una copia dei miei 5 pezzi per organo del fascicolo "I maestri dell’organo" ed il pezzo "Mater amabilis". Qui non ho neppure un pezzo per organo (da concerto) e così mi arrangerei con quelli che mi spediresti tu e il resto improvvisando». Da tutto ciò possiamo avanzare l’ipotesi che le proprie musiche raramente erano protagoniste assolute nei concerti, non mancando invece pezzi per organo di altri autori del passato. La fama di Caudana brillante concertista si diffonde anche all’estero, probabilmente anche grazie all’ampia divulgazione delle edizioni Carrara di Bergamo: ad esempio è in Svizzera dal 9 al 12 aprile 1928 a Locarno e il 29 settembre 1935 a Maroggia64. Dai pochi esempi esposti, vediamo che le proprie musiche raramente erano protagoniste assolute nei concerti, i cui programmi erano anzi costituiti soprattutto da composizioni di altri autori del passato più recente; probabilmente invece Caudana eseguiva del tutto occasionalmente propri pezzi durante le messe in Cattedrale, in cui comunque preferiva di gran lunga l’improvvisazione. Infatti non crediamo che il suo repertorio, già in sé alquanto limitato, si fosse incrementato dopo il novembre 1937, ovvero dopo l’inaugurazione del nuovo organo “Balbiani Vegezzi Bossi” a tre tastiere e pedaliera ’moderna’ nella cattedrale di Cremona, strumento grazie al quale avrebbe potuto eseguire finalmente qualsivoglia brano dell’ampia letteratura organistica italiana e d’oltralpe.


Mi auguro che l’incisione di questa raccolta contribuisca a tener viva l’arte organistica di Federico Caudana e che sia di stimolo per gli odierni organisti a comporre musica per organo buona per i nostri tempi.


Paolo Bottini


Parigi, il 28 novembre 2012


* * *

1Questo saggio è l’adattamento di quanto contenuto nelle pp. 243-295 di: Bottini P., Federico Caudana. Vita e opere di un musicista tradizione tra professione e vocazione, «Bollettino Storico Cremonese», Nuova Serie, XIII-XIV, Cremona, settembre 2009, pp. 205-414.

2Docente di organo presso il conservatorio di Venezia, organista nella basilica di S. Pietro in Vaticano per conto del Vicariato della Città del Vaticano e nella cappella dei SS. Martino e Sebastiano in Vaticano per conto della Guardia Svizzera Pontificia.

3«[...] dopo mi metterò al lavoro per i pezzi d’organo... veramente poco volentieri perché non è il genere che mi vada troppo a bernoccolo, essendo troppo legato; [...]» (Caudana a Vittorio Carrara, 25/4/1931). Tutte le lettere di Caudana a Carrara in seguito citate, da me trascritte ed ampiamente citate nella suddetta biografia, sono tolte dall’epistolario ordinatamente custodito dal comm. Vinicio Carrara (1920-2006) presso la sede della Casa Musicale Edizioni Carrara a Bergamo.

4A cui Caudana risponde (lett. del 12/9/1930): «Accetto di fare i pezzi per organo: ma non farò poi brutta figura con gli altri collaboratori?».

5Lettera a Carrara, 6/9/1931. La pretesa carrariana di musica breve e facile faceva inalberare Caudana anche in casa, come mi ha testimoniato la terzogenita Annamaria.

6Nella tarda estate 1950 Caudana così scriveva a Carrara, lodando l’imminente uscita del secondo corso della Scuola primaria dell’organista a cura di Vinzenz Göller: «Pensavo ai tanti e tanti che s’improvvisano organisti (sic) senza la necessaria preparazione. Dopo un po’ di esercizi alla buona, qualche scala zoppicante e alcuni pezzi senza ritmo, siedono all’organo per... lacerare le orecchie dei poveri fedeli. È quello che succede in maggioranza per gli Autodidatta. Nelle Scuole di Musica poi e nei Conservatori l’insegnamento dell’organo cura più la tecnica dell’esecutore che non la liturgia dell’organista e cioè la formazione rispetto ai bisogni del Servizio. Abbiamo così anche dei bravi esecutori, ma che non ti sanno fare una cadenza a modo, una modulazione felice, un interludio improvvisato»; cfr. «Cæcilia. Periodico di informazione e cultura delle Edizioni musicali Carrara», III (luglio-settembre 1950), 11, p. 5.

7Lettera a Carrara, 12/5/1931.

8Così Vittorio Carrara a Caudana il 24/9/1931.

9Lettera a Carrara, 9/2/1957. Ecco il titolo esatto della raccolta: Antologia di pezzi moderni per armonio: 37 composizioni originali e caratteristiche / raccolte, ordinate e diteggiate da Luigi Picchi, Milano, G. Ricordi & C., 1959.

10Lettera a Carrara, 3/6/1957.

11Lettera a Carrara, 21/8/1957; i pezzi sono quattro, come dichiara Caudana stesso in cartolina a Carrara datata 26/8/1957, ma in realtà ne compose un quinto; la citata pastorale è la Pastorale Armoniosa.

12Lettera a Carrara, 23/1/1958.

13«Cæcilia», X (gennaio-marzo 1957), 37, p. 12.

14«L’Azione», Cremona, 9 maggio 1908.

15«Pochissimi rammentano d’aver udito da Caudana musica altrui»; cfr. Caudana S., Federico Caudana o della professione musicale, tesi di laurea, Università degli Studi di Torino, Facoltà di Lettere e Filosofia, a. a. 1974-1975, relatore prof. Massimo Mila, p. 27.

16«C’è chi ricorda un “offertorio” architettato su di un errore di canto del celebrante»; cfr. S. Caudana, Federico Caudana cit., ibidem.

17Pedrini G., Ricordi del Maestro Caudana negli anni Quaranta e Cinquanta, dattiloscritto inedito, Binanuova 2004.

18Così nel foglio a stampa, custodito nell’Archivio Storico Diocesano di Cremona (faldone “Fab. Cat. 29”), di presentazione del programma eseguito nel concerto; ma già la definizione «improvvisatore geniale» compariva nel profilo biografico di Caudana inserito nella rivista carrariana «I Maestri dell’Organo», III (dicembre 1931), 30, contenente i citati Cinque pezzi per organo solo.

19La consolle era munita di 102 manette ad incastro poste in due doppie file ai lati delle tastiere, inoltre l’estremità grave della tastiera superiore e della pedaliera iniziava eccezionalmente dal Fa-1 anziché dal, più diffuso, Do1.

20Sansoni G., [Federico Caudana] La sua personalità artistica, in «La Vita Cattolica», Cremona, 4 agosto 1963, p. 3.

21Cfr. «Revue et Gazette musicale de Paris», XXIII, 14, 6 aprile 1856.

22Bonfatti G., Il M.° Federico Caudana a Cremona. Quarant’anni dopo, in «La Vita Cattolica», Cremona, 27 novembre 1947, p. 2.

23Così Pedrini, Ricordi cit., circa il Caudana improvvisatore.

24Caudana a Carrara, 14/5/1955: tra gli altri, era presente anche il vescovo di Cremona Danio Bolognini, come dimostrato dalla fotografia di gruppo pubblicata nel periodico «Il Santuario di Caravaggio», XCIX (1995), 9. L’organo per il santuario durante il secolo XX era stato costruito prima da Carlo Vegezzi-Bossi di Torino (1906, inaugurato da Marco Enrico Bossi ed Oreste Ravanello) e poi da Giovanni Tamburini di Crema (1927, collaudato pure da Caudana).

25Federico Caudana in memoriam, in «Cæcilia», 63 (luglio-settembre 1963), p. 9

26«Molti sono i cremonesi che hanno potuto ammirare l’attaccamento del Maestro al suo dovere di Organista. Si vantava, a ragione, della sua puntualità. Ma ovviamente questo era solo un segno dell’amore che animava il suo “servizio”, conscio di servire il Signore, come spesso ricordava ai noi suoi alunni in seminario aggiungendo che ogni servizio anche umile “va fatto come si deve”»; cfr. Caifa D., Il Maestro Federico Caudana, in «La Vita Cattolica», Cremona, 4 agosto 1963, p. 3.

27Come si può desumere dal noto “Codice di Faenza” compilato intorno all’anno 1400, anche se, come testimoniato nientemeno che da Dante Alighieri, sembra che già tra Due- e Trecento la prassi dell’alternatim nel culto fosse diffusa (cfr. La Divina Commedia, Purgatorio, Canto IX, vv. 139-145).

28Caudana a Carrara, 13/1/1955; già nel 1938 di Caudana nel catalogo Carrara appariva l’esemplare raccolta L’organista al Vespro. Accompagnamento del Magnificat negli 8 toni solenni: una vera summa del Caudana improvvisatore all’organo che i canonici, e naturalmente i fedeli frequentatori, del duomo di Cremona ben conoscevano, arte questa efficacemente testimoniata in questa incisione dagli inediti Versetti per il Magnificat in VIII modo.

29Cfr. Sansoni G., [Federico Caudana] La sua personalità artistica, in «La Vita Cattolica», Cremona, 4 agosto 1963, p. 3.

30Di Théodore Dubois (1837-1924) precisamente Caudana aveva in repertorio i seguenti pezzi per organo: Toccata, Marche des Rois Mages, Chant Pastoral, In Paradisum, Fiat lux.

31Sansoni, [Federico Caudana] cit.; anche la nipote Silvia conferma che «in Caudana la composizione per organo fu un riflesso della improvvisazione costantemente coltivata»; cfr. S. Caudana, Federico Caudana cit., p. 62.

32Infatti: «Tantum ergo Bottazzo: che musica barbosa!!!»; Caudana a Carrara, 12/9/1934.

33Autori citati da Caudana a Carrara, 11/3/1927: Bottazzo Luigi (1845-1924) autore di «mielate “adorazioni” e di vacui “preludi” ed “offertori” per organo»; cfr. S. Caudana, Federico Caudana cit., p. 12; Terrabugio Giuseppe (1842-1933); il sacerdote Nasoni Angelo (?-1928) successore di Giuseppe Gallignani alla direzione del periodico «Musica Sacra»; circa Arnaldi Antonio (1900-1984) Caudana il 12/1/1934 confida a Vittorio Carrara: «Ho letto la messa del M° Arnaldi [prob. La “Messa ceciliana” pubblicata da Carrara nel 1933]. È assai monotona: soliti procedimenti, solito fraseggiare alla Bottazzo, solita musica letargica».

34Scarzanella Enrico, salesiano (1879-1955). Dal gennaio 1934 Caudana accetta la direzione del nuovo periodico di casa Carrara «La Musica Orante», riservandosi, quindi, la possibilità di “censura” delle opere ivi inserite. Pagella Giovanni (1872-1944) e il di lui allievo De Bonis Alessandro (1888-1965) erano entrambi sacerdoti salesiani. Sulla considerazione che aveva Caudana della musica di don Pagella, ecco un giudizio confidato a Carrara il 21/8/1929: «Ieri ho letto la XIX Messa di Pagella (quella solenne a 4 voci dispari con assoli che hanno eseguito alla beatificazione di don Bosco). L’ho trovata discreta come lavoro contrappuntistico ed anche di un certo effetto, ma fredda fredda come quasi tutti i lavori del Pagella».

35Carrara in risposta: «È ovvio che non tutti sanno scrivere col cuore in mano come un Caudana!»; Zardini Terenzio (1923-2000), frate francescano, noto ai più per essere l’autore del diffuso canto liturgico Dov’è carità e amore.

36Il sacerdote pistoiese Dino Menichetti (Lamporecchio, 11/10/1918-vivente) è stato maestro di cappella prima nel duomo di Pescia (1945/51) e poi alla SS. Annunziata a Firenze (1951/54); attualmente è canonico della cattedrale di Pescia e nel 2008 sono stati festeggiati i suoi 90 anni con un concerto di sue musiche a Pistoia e a Pescia (sono grato per queste informazioni a don Umberto Pineschi di Pistoia).

37Cfr. S. Caudana, Federico Caudana cit., p. 63.

38Bonfatti G., Il M.° Federico Caudana a Cremona. Quarant’anni dopo, in «La Vita Cattolica», Cremona, 27 novembre 1947, p. 2.

39Così Giorgio Costi, già allievo di Caudana all’istituto musicale “Folcioni” di Crema, poi direttore dell’istituto stesso dal 1948 al 1975 e direttore del coro “Pietro Marinelli” di Crema dal 1953 al 1975; cfr. S. Caudana, Federico Caudana cit., p. 27.

40Così l’allievo Remo Volpi (1903-1979), uno dei primi e più affezionati allievi di Caudana, maestro di cappella nella basilica della “Santa Casa” di Loreto fino al 1976; cfr. S. Caudana, Federico Caudana cit., p. 66, 67.

41Cfr. S. Caudana, Federico Caudana cit., p. 19.

42Così Giorgio Levi in «Cæcilia», VI (aprile-giugno 1953), 22, p. 4, ripreso dal quotidiano cremonese «La Provincia», 21 giugno 1952.

43Cfr. Bosio, M., L’attività dell’organaro Giuseppe Rotelli documentata sui giornali cremonesi dell’epoca (1894-1937), in «L’Organo», XXXVIII (2005-2006), p. 377.

44«Bollettino Salesiano», XXXI (1907), 6, p. 183.

45Cfr. Bosio, L’attività cit., pp. 335-338.

46«L’Azione», Cremona, 31 dicembre 1909; citato in Bosio, L’attività cit., p. 336. Si tratta certamente della Musette op. 89 pubblicata sul finire dell’Ottocento dall’editore Marcello Capra di Torino.

47«La Provincia», Cremona, 31 dicembre 1909; citato in Bosio, L’attività cit., p. 337.

48Cfr. Bosio, L’attività cit., pp. 338-342.

49Cfr. «L’Azione», Cremona, 27 maggio 1914; citato in Bosio, L’attività cit., p. 342. La citata Pastorale di Remondi sarebbe la Musette op. 93 pubblicata nel 1913 dall’editore torinese Marcello Capra. L’atto di collaudo dell’organo venne sottoscritto anche dal rettore del seminario di Cremona monsignor Tranquillo Guarneri.

50Pedrini, Ricordi; Albert Schweitzer (1875-1965) è stato un medico musicista e teologo tedesco, noto per le sue incisioni discografiche della musica per organo di Bach e per il libro J. S. Bach il musicista poeta (1905, trad. it. 1952).

51«L’Azione», Cremona, 23 agosto 1919; citato in Bosio, L’attività cit., p. 347.

52«La Vita Cattolica», Cremona, 1 dicembre 1933; citato in Bosio, L’attività cit., p. 367.

53Tratto dalla suite pianistica Quadri da un’esposizione (1874); l’idea di suonare questo pezzo originale per pianoforte con l’organo, a cui ben si adatta per le movenze pastorali-orientaleggianti, è dovuta probabilmente ad Ulisse Matthey, che l’aveva eseguito a Cremona il 25 aprile 1926 nella chiesa di S. Luca (cfr. Bosio, L’attività cit., p. 348). Già il 17 ottobre 1926 il pezzo del compositore russo appare nel programma del concerto effettuato da Caudana per l’inaugurazione dell’organo Rotelli di Drizzona (CR).

54Bosio, L’attività cit., p. 351.

55Mischiati, O., L’organo della cattedrale di Cremona, a cura di Marco Ruggeri, Bologna 2007, p. 470.

56Lino Pizzamiglio era laureato in legge ed era fratello della mamma di Verdespina De Carolis, allieva del collegio “Beata Vergine” di Cremona negli anni Venti (ove Caudana era docente dal 1907), nonché padre del violoncellista Carlo. La De Carolis ricorda Pizzamiglio forse impiegato in tribunale a Cremona; cfr. De Carolis Verdespina, Memorie su Caudana alla “Beata Vergine”, intervista a cura di Paolo Bottini.

57Cfr. «La Vita Cattolica», Cremona, 10 luglio 1926.

58Atto di collaudo dell’organo “Rotelli” della chiesa di S. Agata in Cremona, in «La Vita Cattolica», Cremona, 26 gennaio 1934; citato in Bosio, L’attività cit., p. 369.

59Atto di collaudo dell’organo “Rotelli” per la chiesa di Drizzona (Cremona), in «La Vita Cattolica», Cremona, 18 dicembre 1926; citato in Bosio, L’attività cit., p. 355.

60Ne abbiamo notizia in diverse lettere scritte da Caudana a Vittorio Carrara, rispettivamente: 16/2/1927, 4/6/1931, 5/8/1933, 10/10/1934, 12/9/1936. Riguardo il concerto a Crema (riferito in lettera del 12/3/1936), non risulta che in quell’anno Tamburini abbia costruito un nuovo organo in quella città, bensì, eventualmente, nel 1939 nella chiesa di S. Pietro, nel 1937 a Sergnano (diocesi di Crema) e, ancora nel 1939, a Romanengo (diocesi di Cremona). Per questo dettaglio sono grato all’organista titolare del duomo di Crema Alberto Dossena.

61Lettera a Carrara, 16/9/1933; nonostante quest’apprezzamento di Caudana verso gli organari Mascioni, quattro anni dopo, i lavori per il rifacimento dell’organo della cattedrale di Cremona, con consenso di Caudana, vennero invece affidati alla ditta “Balbiani Vegezzi Bossi” di Milano.

62Caudana a Carrara in lettera senza data a cui è, tuttavia, allegata relativa risposta di Carrara datata 7/9/1935.

63Cfr. Arch. St. Dioc. Cremona, Fab. Cat. 48b.

64Lettera di Caudana a Carrara, 25/9/1935.



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Federico Caudana ritratto alla consolle dell'organo "Balbiani Vegezzi Bossi" della cattedrale di Cremona (fine anni Cinquanta)





Paolo Bottini di Federico Caudana esegue la "Marcia nuziale" all'organo del Santuario di Caravaggio

VERDI d'ORGANO
Sinfonie, cori e arie dalle opere di Giuseppe Verdi
in versione per organo solo:
un c.d. di Paolo Bottini