«Insigne organista e maestro di cappella, illustrò per oltre cinquant’anni la Cattedrale di Cremona»

FEDERICO CAUDANA: VOCAZIONE MUSICISTA DI CHIESA

Il 4 dicembre 1878 nasceva il grande compositore e direttore di coro cremonese di origini piemontesi.

 

di Paolo Bottini

 

Il presente contributo è un estratto della prima ampia biografia ufficiale di Federico Caudana composta da Paolo Bottini, il quale ha pure compilato: 1) il catalogo del completo fondo di manoscritti musicali donato nel 1997 alla città di Cremona dalla figlia del Maestro, Giuseppina Caudana Tonetti, ora custodito presso la Biblioteca Statale di Cremona (lavoro svolto con la supervisione di Raffaella Barbierato); 2) il regesto dell’inedito corposo epistolario tra Caudana e l’editore bergamasco di musica sacra Vittorio Carrara (www.edizionicarrara.it), vero e proprio spaccato della vita liturgico-musicale italiana tra le due Guerre; 3) il regesto delle musiche di Caudana presenti nella biblioteca della Schola Cantorum del Seminario vescovile "S. Maria della Pace" di Cremona. In questo breve profilo biografico sono riportate alcune inedite (o già pubblicate ma dimenticate), testimonianze di cremonesi che lo conobbero e ne apprezzarono la figura umana e professionale.

 

UN MUSICISTA “FRIZZANTE”

È passato purtroppo inosservato a Cremona il 130° genetliaco di un grande cremonese «insigne organista e maestro di cappella [che] illustrò per oltre cinquant’anni la Cattedrale di Cremona» (così l’iscrizione sotto il busto bronzeo fatto da Pietro Foglia nel 1973 che ancora oggi campeggia in piazza S. Antonio Maria Zaccaria di fronte all’ingresso del transetto destro del Duomo accanto al monumento al suo successore don Dante Caifa): appena nato Federico Caudana il 4 dicembre 1878 a Castiglione Torinese, il padre Luigi «è andato in cantina ed ha sturato n.° 6 bottiglie (freisa, barbera, nebiolo, grignolino, ecc.) riscaldando il vino in un recipiente e poi mi fece fare un frizzante bagno: ed io coi miei , uè, uè ho portato l’allegria in casa Caudana» (così il Maestro raccontava a Luigi Picchi, organista del Duomo di Como, nel dicembre 1957).

Ma la musica di Federico Caudana – il quale a Cremona avendo vissuto e lavorato ininterrottamente dalla tarda estate del 1907 (dopo aver vinto il concorso per il posto di organista titolare e maestro di cappella della Cattedrale) fino al 1963 (quando morì il 29 luglio), pure insegnando a suonare l’organo e il pianoforte a tanti allievi privati e facendo scuola di canto corale in Seminario come nel Collegio Beata Vergine e presso le Suore Canossiane – conobbe anche una vera internazionale popolarità grazie al legame esclusivo che ebbe con il noto editore di musica sacra Vittorio Carrara di Bergamo (basti pensare all'ampia diffusione della messa popolare "Laus tibi Christe" detta "Caudanina" ma soprattutto del canto "Lauda Sion Salvatorem"), legame che non fu solamente professionale (Caudana divenne la punta di diamante delle pubblicazioni di musica vocale sacra e profana dell’editrice) ma anche umano per l’intima amicizia che legò i due a partire dal 1924: ciò è testimoniato dall’amplissimo epistolario intrattenuto e tuttora custodito da Casa Carrara e che è stato il fondamento della prima biografia ufficiale di Caudana uscita nel settembre 2009, a cura di Paolo Bottini, per i tipi del Bollettino Storico Cremonese edito dalla Società Storica Cremonese a cura della Camera di Commercio di Cremona.

CAUDANA E I PRETI CREMONESI

Veramente innumerevoli le schiere di sacerdoti cremonesi (tra i quali ben cinque vescovi: Ambrogio Squintani, Natale Mosconi, Virginio Dondeo, Paolo Rota, Giuseppe Piazzi) che sotto la sua guida cantarono nella schola cantorum del Seminario, se si pensa che Caudana fin dal 1907 fu docente di canto gregoriano per i seminaristi e anche quando (1930) questo incarico fu affidato a don Antonio Concesa (non senza il disappunto del Nostro) a lui rimase comunque la direzione del coro dei chierici che venne da egli ininterrottamente preparato in occasione delle solennità in Cattedrale fino al 1955, anno in cui, per i sempre più frequenti acciacchi, Caudana fu, con sommo dispiacere, costretto sempre più spesso a farsi sostituire da un giovane prete promettente musicista di nome don Dante Caifa.

È riferendosi proprio a quegli anni che il compianto vescovo Maurizio Galli testimoniava che «noi seminaristi non l’avevamo come insegnante di musica e canto (era riservato ai coristi): lo incontravamo in Cattedrale, ma poco potemmo conoscere». Ciò significa che, ovviamente, non tutti erano destinati a cantare nella schola cantorum in occasione delle messe solenni, e quindi avere rapporti diretti con Caudana, invece i seminaristi tutti avevano come maestro di musica il sacerdote Antonio Concesa, «mio aiutante “tirapiedi” in Seminario» (così lo definiva Caudana nel 1932, forse un po’ geloso delle, non indifferenti, doti musicali del giovane prete soncinese fresco di studi musicali a Roma: don Aldo Cozzani ricordava «del suo [noto] contrasto con mons. Concesa per motivi mai da noi conosciuti e da lui mai espressi») al quale dunque toccava impartire le lezioni ordinarie di musica e di canto a tutti i seminaristi, a Caudana invece il compito di istruire la schola cantorum in vista delle solenni celebrazioni dell’anno liturgico in Cattedrale. «Molti sacerdoti – scriveva il designato successore di Caudana, don Dante Caifa, proprio sulle colonne del settimanale diocesano cremonese «La Vita Cattolica» il 4 agosto 1963 pochi giorni dopo la morte del Maestro - ricordano sicuramente l’entusiasmo, la cura meticolosa del suo insegnamento corale per il quale arrivava in Seminario ad ore impossibili per lo più nei mesi invernali».

Ancora oggi in tempi moderni i preti che ebbero modo di conoscere il Maestro (essendo stati ordinati entro la fine degli anni Cinquanta) ci possono testimoniare il modus operandi di Caudana, ad esempio, per reclutare le migliori voci tra i giovani chierici: «veniva in bicicletta alle 13.30 in Seminario per le prove di canto [...]. Voleva provare singolarmente la voce di tutti con battute e argomenti di buon umore come era nel suo stile quando non dirigeva. Mi fece provare – così ricordava don Aldo Cozzani - due volte la scala musicale poi mi disse: “Buono! Sei nel gruppo dei ’tenori’ di 2° grado nelle voci bianche”».

La figura professionale di Caudana era rispettata e quasi venerata per l’assoluta severità nella preparazione vocale («Severo e preciso nel dirigere facendoci ripetere più volte la stessa frase finché rispondeva alle sue esigenze», specificava don Cozzani) tuttavia «il Maestro portava in Seminario un’autentica folata di umanità, autentica e vigorosa come il suo, tanto decantato, vino piemontese, il barbera [...] - ricorda don Giuseppe Soldi - e la sua musica ‘ad effetto’ toccava i cuori e coinvolgeva le coscienze. La sua fede, semplice e forte, traspariva come un fiume in piena durante le prove»: una grande passione per la musica unita al «modo incomparabile col quale insegnava ai suoi alunni e la pazienza nel ripetere quando si errava» (don Orlando Boccoli). Anche don Pietro Riccardi ha «ammirato in lui una fede profonda che sapeva trasmettere attraverso la musica: era determinato nel fare osservazioni durante le prove e l’esecuzione».

È significativa, e vale la pena riportare in dettaglio, una descrizione del pomeriggio-tipo in Seminario durante le prove di canto, qui descritte da don Ennio Asinari: «Ogni settimana “prove di canto”, immancabilmente alle 13.30. Era puntuale, fedele, non sempre tranquillo, come tutti i musicisti. Noi studenti non eravamo dei “tesori”, anche perché quello era l’unico spazio utile per la nostra ricreazione. Così erano storiche le sue sfuriate, con conseguente abbandono da parte sua della Schola e delle prove. Interveniva il mite Rettore mons. Dondeo a calmarlo e farlo rientrare, con una sfuriata anche per noi davanti a lui. Meticoloso fino all’inverosimile, sensibilissimo alle sfumature. Ci teneva ai “pezzi mariani” perché diceva che la sua devozione alla Madonna, espressa con la musica, gli avrebbe aperto le porte del Paradiso. Vergine Madre fu il brano più gettonato e spesso eseguito in Duomo a Cremona. [...] Memorabili i suoi intermezzi durante il canto dei Vespri nelle solennità liturgiche. Noi seminaristi si faceva servizio in Duomo mattino e pomeriggio. Eravamo estasiati, con gli occhi incollati alle canne dell’organo, canne che “parlavano”, guidate da quelle magiche dita di un “signore”, in quel momento padrone di sé e dello strumento».

A proposito del Caudana organista ancora don Cozzani affermava che «Cremona gli deve riconoscenza per le sue “improvvisazioni” all’organo della Cattedrale: delicate e grandiose, quando la Schola era diretta da altri» e ancora oggi non poche persone ricordano la Messa Canonicale della domenica in Cattedrale in cui le tonanti prediche di mons. Boccazzi erano contrappuntate dai brillanti offertori e dagli strepitosi finali di Caudana all’organo. E ancora don Riccardi ricorda commosso «quando le sue mani sfioravano scorrendo la tastiera dell’organo si sprigionavano dalle canne [...] motivi che elevavano l’animo alla contemplazione, alla preghiera, che facevano sussultare i fedeli».

ORGANISTA IN DUOMO E CONCERTISTA

Il ricordo di Federico Caudana è ancora oggi per molti cremonesi vivo proprio per il suo diuturno impegno di organista alla messa canonicale: dal 1907 per trent’anni ebbe modo di suonare il grandioso organo di Pacifico Inzoli (1879), strumento per il quale, secondo Giuliano Pedrini, il Maestro non stravedeva, anzi «ne apprezzò la sostituzione e non condivise le riserve di chi lo rimpianse» quando nel novembre 1937 egli stesso inaugurò in Cattedrale il nuovo avanguardistico strumento dei milanesi artefici Balbiani-Vegezzi-Bossi (oggi, purtroppo, non più esistente).

Ancora don Caifa nel già citato articolo: «Molti sono i cremonesi che hanno potuto ammirare l’attaccamento del Maestro al suo dovere di Organista. Si vantava, a ragione, della sua puntualità. Ma ovviamente questo era solo un segno dell’amore che animava il suo “servizio”, conscio di servire il Signore, come spesso ricordava ai noi suoi alunni in Seminario aggiungendo che ogni servizio anche umile “va fatto come si deve”».

E riguardo il Caudana organista liturgico e concertista giova conoscere l’inedita testimonianza di uno dei suoi più affezionati allievi quale fu l’organaro Giuliano Pedrini di Binanuova:

«La liturgia tridentina permetteva lunghi periodi di suono all’organo, con un introito prima del Gloria, un breve corale all’Epistola e soprattutto un offertorio ed un altrettanto corposo accompagnamento della comunione. [...] un popolare personaggio cremonese, tale Manestra, venditore di frutta sotto la Bertazzola, al momento dell’offertorio abbandonava il suo carretto ed entrava in Cattedrale per ascoltare il Maestro [...] Rarissime volte [lo] vidi appoggiare uno spartito al leggio della consolle: [ad esempio] mi regalò la partitura [della Toccata e Fuga in re minore di Bach] che lui eseguiva ed insegnava assai raramente, anche perché certamente si rendeva conto che lo strumento del Duomo non era il più adatto alla bisogna. Aveva in realtà una profonda ammirazione per Bach e per tutti i grandi della musica organistica barocca e le poche volte che ne ascoltai esecuzioni, lo sentii ancorato alla severità di uno Schweitzer, non certamente ai trilli ed alla velocità più tardi accettata. Ricordo qualche corale suonato a memoria, forse studiato in conservatorio, ma non certo con particolare frequenza o predilezione. [...] nei concerti d’inaugurazione [di nuovi organi o di restauri-riforme di antichi] non disdegnava una delle due Ave Maria [Schubert o Gounod], con Viole e Violoncelli; il Natale in Sicilia di Marco Enrico Bossi con Flauti, Bordoni e Ance, frequentava Lemmens, Widor ma anche Mendelssohn, non dimenticava un canto religioso ed un inno alla fede, ma soprattutto eseguiva una sua improvvisazione che era offerta di un’arte che sapeva toccare il cuore degli ascoltatori raccolti per una occasione particolare che non richiedeva complesse e difficili atmosfere intellettuali, ma principalmente una serena, gioiosa, accessibile adesione ad un evento che era una festa della Parrocchia e di tutta la Comunità».

CAUDANA E DON BOSCO

La brillante carriera musicale di Caudana è segnata dalla valorizzazione del precoce talento del fanciullo grazie al laico cooperatore salesiano Giuseppe Dogliani presso l’Oratorio di Torino-Valdocco ove la scuola di musica, sotto gli auspici di don Giovanni Bosco, pure buon dilettante d’organo e di violino, era in primis «promuovere la gloria di Dio contribuendo al maggior lustro delle funzioni religiose sì nell’Oratorio che fuori», e in secundis, «procurare un utile sollievo e un futuro mezzo di speciale risorsa ai giovani artigiani più distinti per buona condotta e diligenza».

Dunque il giovane artigiano-libraio Federico Caudana entra nell’Oratorio di Valdocco all’inizio dell’anno scolastico 1892-93 per rimanervi fino alla fine del 1896 (don Bosco morì il 31 gennaio 1888 ma il piccolo Caudana lo conobbe personalmente nel settembre 1887 a casa dello zio don Vincenzo Caudana a Pino Torinese - Federico fu orfano di padre e madre alla tenera età di anni 3 - ove il Santo alloggiò assieme a don Giovanni Branda di passaggio da Chieri a Torino) ottenendo alla fine un attestato di distinzione «per la sua rara abilità» che gli aprì le porte del Collegio Salesiano di S. Ambrogio a Milano (in via Copernico) ove rimase convittore fino all’estate del 1907 per seguire gli studi presso quel Regio Conservatorio.

Nel 1894 la tipografia salesiana fa conoscere al mondo le Cinque cantate per Israele del giovane compositore e il lieto ambiente di Valdocco stimola la fantasia anche del Caudana ‘profano’ (tra l’altro una mazurka per pianoforte dedicata «Al sig. Corbetta Giuseppe esimio contralto dell’Oratorio Salesiano di Torino»).

Ma la vocazione di compositore è ben più precoce: a La Spezia il 10 luglio 1889, non ancora undicenne, compone la romanza per canto e pianoforte Ritornerà??, e, quasi certamente, intorno a quest’età possiamo attribuire il Valzer lento per pianoforte la cui partitura rimastaci possiede una tarda indicazione autografa che ne rivela la creazione «quando era un giovinotto sbarbato».

STUDENTE AL CONSERVATORIO DI MILANO

A Milano il giovane Caudana compie fruttuosi studi d’organo con Luigi Mapelli e di composizione con Vincenzo Ferroni (1858-1934), quest’ultimo allievo di Jules Massenet a Parigi dal 1876 al 1883 e dal 1888 successore di Amilcare Ponchielli alla cattedra di composizione nel Conservatorio di Milano.

Nella grande città lombarda Caudana dal 1902 si mette in luce come valente direttore della schola cantorum e della banda musicale delle Opere don Bosco facendo diverse esecuzioni pubbliche, una della quali alla presenza della Regina Margherita, nonché come organista e direttore di coro nella chiese di S. Gottardo, di S. Giuseppe e, per un anno, anche della basilica di S. Ambrogio.

Difficile credere che a Milano non abbia mai frequentato il vivace mondo del melodramma: infatti, come testimoniato dal giornalista cremonese Gian Paloschi (a cui Caudana rilasciò un’intervista nel gennaio 1962 per il quotidiano cremonese «La Provincia»), «molti gli preconizzavano un futuro molto brillante proprio in questo campo. L’attività del direttore d’orchestra era congeniale al suo temperamento corale, sempre tendente all’organico; infine gli arrivò un’offerta: una concreta allettante offerta come direttore».

Questa non meglio precisata offerta di lavoro, corrisponde, probabilmente, a quanto testimoniato nel 1957 da mons. Carlo Boccazzi, parroco del Duomo di Cremona, in un profilo biografico stampato in occasione del mezzo secolo di attività di Caudana in Cattedrale: «Qualcuno gli suggerisce il campo teatrale, la carriera di direttore d’orchestra. Respinge, senza incertezze, ogni proposta. Anima profondamente religiosa, sente in netto rilievo il fascino della musica sacra: non sogna che le volte di una mistica Cattedrale».

Ma non sappiamo bene se inizialmente la carriera del musicista di chiesa fu accolta per vera vocazione, in quanto don Luisito Bianchi mette in bocca a Caudana le seguenti parole: «“Io dovevo diventare direttore d’orchestra; la mia strada era l’opera. Poi sapete com’è, dovevo vivere, e feci l’organista”. Ma era l’opera: cantammo una volta un suo Sanctus con le trombe, e pensai all’opera [...]. “Non ho fatto l’opera per via del vivere, ma anche perché con l’organo davo gloria a Dio”».

E del resto all’epoca fare il maestro di cappella in una importante cattedrale era ancora considerata una professione da cui trarre, almeno in parte, il pane quotidiano: nell’estate 1907 Federico Caudana, sbaragliando gli altri dieci concorrenti e preferito in particolare per la sua abilità nella direzione del coro e per la perizia nel canto gregoriano, andò a ricoprire l’incarico di organista titolare e maestro di cappella del Duomo di Cremona ricevendo uno stipendio annuo complessivo di lire 1.500 (ammontante a poco meno di euro 5.600 euro dell’anno 2009).

DOCENTE DI PIANOFORTE

Fin dal 1910 a Cremona chiunque volesse studiare pianoforte non aveva che da iscriversi alla “Scuola Musicale Caudana” (che aveva sede nella casa del Maestro in corso XX Settembre n. 14) ove, oltre ad un nuovissimo organo da studio edificato dal cremonese Giuseppe Rotelli, trovava posto un pianoforte a coda acquistato dai ricchi proprietari terrieri Turina di Casalbuttano sopra il quale, secondo Caudana stesso, Vincenzo Bellini avrebbe composto Norma (si tratta probabilmente, secondo Giuliano Pedrini, del medesimo pianoforte a coda di marca Pleyel presente nell’appartamento che la famiglia Caudana occupò dopo la fine della seconda guerra mondiale in via Ponchielli n. 8).

Ancora Pedrini ci testimonia come «tutti gli allievi di Caudana abbiano sempre capito che dietro il tratto severo e talvolta un poco burbero del loro Maestro c’era una grandissima capacità di comprensione ed una generosa apertura ad infondere gli insegnamenti più veri d’arte, di cultura, di vita. Aveva fin dall’inizio precisa attenzione per i più piccoli dettagli: come stare seduti sullo sgabello del pianoforte, come impostare le braccia, come appoggiare le dita sui tasti (si doveva immaginare di stringere una mela), ed anche quali sport praticare e come vestirsi con appropriata serietà sia nelle occasioni normali che nei momenti speciali di cerimonie o concorsi in pubblico. [...] Organizzava l’acquisto delle partiture necessarie [...] accompagnandoci talvolta presso la mitica Libreria Musicale della signora Cavalli in corso Campi. Era generoso dispensatore di sue composizioni ma era anche severo ed esigente nello studio settimanale di cui segnava traccia sulle pagine o con un B (bene), oppure se era necessario ripetere, con una linea orizzontale a matita che per la prima volta era discreta, ma che poteva arrivare fino a tre ed in quel caso era un segnaccio nerissimo. Bisogna riconoscere che era tuttavia responsabilmente conscio che alcuni allievi particolarmente dotati meritavano soprattutto per il pianoforte un perfezionamento di maggior livello. Lui stesso indicava e organizzava il percorso necessario».

CAUDANA ALLA “BEATA VERGINE”

Appena giunto a Cremona Caudana prese subito, grazie all’appoggio del vescovo Bonomelli, anche l’insegnamento di canto corale e pianoforte alle educande del collegio cittadino della “Beata Vergine”, ruolo che già fu di Amilcare Ponchielli, e da allora tantissime fanciulle ricevettero i suoi insegnamenti, alcune arrivando a diplomarsi presso i conservatori di Parma e di Piacenza.

«Le sue prime composizioni [a Cremona] e poi moltissime altre furono suggerite e ispirate da questo luogo - ricorda monsignor Ercole Brocchieri, ancora su «La Vita Cattolica» il 4 agosto 1963 – [ove] conobbi un Caudana diverso da come me lo ero immaginato nella solennità della Cattedrale e nella maestosità dell’organo: un Caudana alla buona, che viveva profondamente la sua fede cristiana, che sapeva trasfondere nella scuola di canto, non sempre dotata di grandi voci, tutta la sua anima, che si entusiasmava ed entusiasmava nelle esecuzioni accademiche e religiose.

CAUDANA IERI E OGGI

Ecco quali sono i caratteri della immensa e multiforme produzione musicale di Federico Caudana secondo il noto musicologo pianista e organista piemontese Roberto Cognazzo, che così scriveva nel 1967 sul mensile “Il Ponte” di San Mauro Torinese:

«Anzitutto, l’originalità: non si avvertono in Caudana influenze di altri maestri; le sue frasi sono personali, come i suoi procedimenti armonici. Altra caratteristica sua l’uniformità stilistica: a differenza di molti altri compositori, specie se di musica sacra, Caudana non cadde in stonature di stile; ogni suo pezzo è costruito con materiale omogeneo che forma un tutto unico, non un insieme di motivi accostati. Terza e più notevole caratteristica al spontaneità inventiva e la fresca gioiosità delle musiche caudaniane, nelle quali i rari momenti drammatici si risolvono in commoventi aperture liriche che guidano l’animo alla contemplazione divina. Pregio particolare di Caudana è quello poi di aver prodotto musica perfettamente adatta alle varie occasioni: o suoi brani liturgici si conformano pienamente ai vari momenti delle funzioni (ci riferiamo qui alla vecchia liturgia), i suoi lavori accademici e ricreativi presentano sempre un vivo interesse musicale unito ad un risultato artistico non molto frequente nei soliti pezzi di quel repertorio. [...] Nell’opera di Caudana [...] c’è un atteggiamento religioso che si potrebbe dire manzoniano (mi si perdoni il paragone) o anche giovanneo, sicuro, forte più delle formule in cui lo si vorrebbe imprigionare. Ricordiamo Caudana, onoriamo Caudana: ma onoriamolo in modo che a Lui sarebbe più gradito, cioè eseguendo la sua musica che non può, non deve essere dimenticata!».

 


 

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Ascolta la "Marcia nuziale" di Federico Caudana

(eseguita da Paolo Bottini all'organo "Balbiani Vegezzi Bossi" del Santuario di Caravaggio)

 


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Federico Caudana ritratto alla consolle dell'organo "Balbiani Vegezzi Bossi" della cattedrale di Cremona